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SOLETTA 2015

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Tapis Rouge, un road movie elvetico tra realtà e finzione

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- Presentato in competizione per il Premio del Pubblico alle Giornate di Soletta, il film di Frédéric Baillif e Kantarama Gahigiri parla con coraggio e sensibilità di giovani troppo spesso emarginati

Tapis Rouge, un road movie elvetico tra realtà e finzione

Il primo lungometraggio di finzione dei registi svizzeri Frédéric Baillif e Kantarama Gahigiri, scritto in collaborazione con Frédéric Landenberg è un road movie elvetico che ricorda la forza e la freschezza di un certo cinema statunitense indipendente. Tapis Rouge [+leggi anche:
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, presentato in competizione per il Premio del Pubblico alle Giornate di Soletta, affronta la realtà spesso difficile che attanaglia la vita nei quartieri “problematici” con coraggio e una sensibilità estetica affermata.

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Un educatore cerca di tessere dei legami profondi con un gruppo di giovani di una zona periferica “difficile” di Losanna. Per avvicinarsi al loro universo li aiuta a sviluppare un’idea di primo acchito piuttosto folle: quella di scrivere un film sulla loro condizione. Per cercare di realizzare il loro sogno organizza quindi un viaggio iniziatico verso il Festival di Cannes che permette ai suoi partecipanti di confrontarsi non solo con le loro paure ma anche e soprattutto con i loro desideri.

Una storia apparentemente semplice ma ispirata dalle esperienze reali di giovani losannesi provenienti dal quartiere periferico des Boveresses. Degli attori in erba che hanno affrontato la sfida di Frédéric Baillif e Katarama Gahigiri con coraggio e determinazione e con una forte dose di spontaneità che regala ai personaggi una fragilità rigenerante. Tapis Rouge è un film a cavallo tra realtà e finzione, una sorta di psicanalisi collettiva che spinge i suoi protagonisti a svelarsi senza pudore, regalando ai personaggi dei tasselli del loro proprio difficile vissuto. I personaggi sono degli ibridi tra universo finzionale e realtà, tra un mondo sognato e la dura quotidianità.

Le esperienze spesso dolorose dei protagonisti vengono utilizzate come materiale grezzo che diventa poco a poco, e grazie anche a degli intensivi ateliers d’improvvisazione, parte integrante dell’universo creativo di Baillif. Un esempio emblematico di questo accurato lavoro sulla recitazione è dato dalla scena in cui uno dei protagonisti confessa la sua timidezza paralizzante con le ragazze, sorta di momento a parte dove il suo universo intimo si mette a nudo davanti alla camera. I protagonisti di Tapis Rouge hanno il coraggio di esplorare il proprio mondo interiore davanti al pubblico che diventa testimone (involontario) dei loro problemi e dei loro sogni. La fotografia di Joseph Areddy regala alle immagini un tocco patinato e ricercato che si mescola perfettamente alla rugosità del quotidiano vissuto dai giovani eroi di questa brillante odissea umana.

Con il loro primo lungometraggio in “duo” i nostri registi svizzeri riescono ad unire in modo innovativo la spontaneità e l’immediatezza dell’universo dei documentari con la suspence e l’accuratezza formale del mondo della finzione. La scena in cui i giovani losannesi escono dalle tende del camping dove alloggiano, vestiti con degli improbabili smoking, è emblematica della volontà di Baillif e Gahigiri di trasformare la quotidianità dei protagonisti in qualcosa di sfavillante ed esteticamente affascinante. Tapis Rouge mette in scena questa incredibile trasformazione grazie a quello che potremmo chiamare “la magia del cinema”, il potere a tratti surreale del mezzo filmico. Un’avventura umana che tocca nel profondo.

Tapis Rouge è stato finanziato grazie ad una campagna di crowdfunding e al sostegno del Centre de loisirs des Boverasses e dalla città di Losanna nell’ambito della campagna di educazione “Moi et les Autres”. Il film è prodotto e venduto nel mondo da Freshprod.

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