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BERLINO 2015 Concorso

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Under Electric Clouds: un Waste Land post-sovietico

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- BERLINO 2015: Alexey German Jr. propone un ritratto simbolico della Russia post-sovietica in sette episodi assurdi fotografati in modo notevole

Under Electric Clouds: un Waste Land post-sovietico

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, suo quarto lungometraggio di finzione dopo The Last Train (2003), Gaspartum (2005, in concorso a Venezia, miglior film a Sofia) e Paper Soldier (2008, due premi a Venezia tra cui un Leone d'argento e una nomination agli EFA nella categoria miglior fotografia), in concorso a Berlino, il russo Alexey German Jr. ci immerge in un universo post-sovietico tanto confuso e inetto quanto magnifico, che si colloca nel 2017 (cento anni dopo la Rivoluzione sovietica) e da qualche parte tra Waste Land di T.S. Eliot, Il cielo sopra Berlino e L'anno scorso a Marienbad. La Russia ghiacciata che ci presenta sembra ferma nel tempo e perduta nello spazio. Anche il linguaggio non significa più nulla (e qui è oggetto di un trattamento piuttosto godardiano), mentre gli oggetti così come le persone, che sono altrettanti frammenti decadenti o ridotti al nulla di un mondo scomparso, si ritrovano qui isolati come pezzi di materia perduti nel cosmo, a fare la verticale su una statua di un padre della patria o a caricare kalashnikov piagnucolando come bambini.  

In ciascuno dei sette capitoli che formano il film, le immagini sono così magistralmente composte che ciascuna di esse potrebbe essere un quadro a sé o un momento di una coreografia (cosa che ben si addice alla nazione più brillante in materia di balletti, se si può parlare di nazione…). Sono proprio dei quadri quelli che propone il regista, ossia delle scene molto poco dicorsive ad alto valore simbolico. Il primo capitolo segue un kirghizo che non parla il russo alla ricerca di un collega in una zona industriale stranamente deserta e nebbiosa (tanto che gli annunci pubblicitari sono proiettati sulle nuvole). L’uomo grida il suo nome invano, come il Padre alla fine di Teorema, sotto una tempesta di neve e finisce per inciampare su un uomo che sta sventrando una donna. Decide così di vendicarla, prima di assistere ai sussulti della sua lunga agonia. Più tardi, due "eredi", un fratello sognatore e una sorella sorda, sono incerti se vendere le vestigia della potenza e della ricchezza corrotta del padre, mentre un robot vaga pigramente nel loro grande appartamento.

Sempre di abbandono del padre si tratta quando sentiamo la voce di Gorbacev o quando girovaghiamo tra le vecchie statue sovietiche, tra cui quella di Lenin con la sua mano in avanti, tesa verso il nulla, avendo come disincantata guida turistica il titolare di un dottorato che non serve a niente… E regolarmente, in secondo piano, dei personaggi continuano a conversare in una lingua mista che un unico sottotitolo ci indica, ogni volta, essere un linguaggio senza traduzione, in questo paese senza radici che descrive German Jr. 

Under Electric Clouds ha, dal canto suo, tre paesi produttori: la Russia (Metrafilms), l'Ucraina (Linked Films) e la Polonia (Apple Film), con la partecipazione anche di Krzysztof Zanussi. Le sue vendite internazionali sono assicurate dalla società berlinese Films Boutique.

(Tradotto dal francese)

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