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Pourquoi j'ai pas mangé mon père: la sfida del MoCap

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- Pathé lancia la coproduzione franco-italo-belga d'animazione 3D di e con Jamel Debbouze, primo film francese girato in "motion capture"

Pourquoi j'ai pas mangé mon père: la sfida del MoCap
Pourquoi j'ai pas mangé mon père di Jamel Debbouze

Mentre il CNC rende note le sue stime sulla frequentazione delle sale in Francia nel primo trimestre (56,60 milioni di entrate a +0,3% rispetto allo stesso periodo 2014, ma in netta flessione del 19,7% a marzo rispetto allo stesso mese dell’anno passato, e una quota di mercato del 42,5% per i film francesi contro il 45,5% per le produzioni americane e il 12% per il lungometraggi di altre nazionalità), sbarca oggi nelle sale un titolo d’animazione che rappresenta una grande sfida per i suoi produttori: il film 3D d’intrattenimento per famiglie Pourquoi j'ai pas mangé mon père [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, diretto e interpretato dal popolare Jamel Debbouze.

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Lanciato da Pathé in oltre 660 sale, questo adattamento del celebre romanzo dell’inglese Roy Lewis si immerge nel cuore della preistoria con le disavventure del figlio primogenito del re delle scimmie, respinto dalla sua tribù perché considerato troppo gracile e che crescerà lontano da essa prima di fare una serie di scoperte rivoluzionarie (il fuoco, la caccia, l'habitat moderno, l'amore) che desidera condividere.

Realizzato con un budget di 35M€, Pourquoi j'ai pas mangé mon père si distingue soprattutto perché si tratta del primo film d’animazione francese interamente girato in Motion Capture (MoCap). Secondo Marc Miance, il produttore esecutivo, "prima, questa tecnologia era stata utilizzata in due modi. Con enorme successo negli effetti speciali di film live-action (Il signore degli anelli, Il pianeta delle scimmie, Avatar). Con meno successo in film d’animazione come Le Pôle Express, Beowulf, con Tintin che resta il miglior esperimento fino ad oggi. Il film di Steven Spielberg è magnifico, ma l’empatia con i personaggi mi sembra ancora troppo limitata, soprattutto a livello di volti. Su questo punto, penso che abbiamo raggiunto una tappa decisiva con Pourquoi j'ai pas mangé mon père".

Per far ciò, le riprese si sono svolte su un set di 10 000 m2 con 150 m2 di superficie riservata alla motion capture che poteva accogliere simultaneamente 15 attori e circondata da 70 cineprese. "80 tecnici che facevano girare questo gigantesco set costruito per l’evento: una prima volta in Europa! Un data center è stato installato in prossimità al fine di registrare il flusso enorme di 70 cineprese che giravano in simultanea", sottolinea Marc Miance. Ciascun attore era equipaggiato con "un costume che supportava una quarantina di marcatori destinati alla cattura dei movimenti del corpo. Poi, per quanto riguarda le espressioni del viso, Alkymia ha concepito un nuovo casco 100% francese battezzato 'Thirdeye' e che pesa solo 500 grammi".

Prodotto da Jérôme Seydoux e Romain Le Grand per Pathé (che vende anche il titolo all’estero) e da Frédéric Fougea per Boréales, Pourquoi j'ai pas mangé mon père ha beneficiato delle coproduzioni di Kissfilms, di M6 Films, dei belgi di Umedia e degli italiani di Cattleya, dei pre-acquisti di Canal+, Ciné+ e W9, e del sostegno fra gli altri del CNC (aiuto alle nuove tecnologie), di Stellar Mega Films e di Ufund. Da notare che tutta la post-produzione è stata effettuata allo studio Prana, a Mumbai, in India.

(Tradotto dal francese)

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