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Hide and Seek: l’utopia intima

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- La cineasta inglese Joanna Coates esplora le possibilità di abbattere le convenzioni d’amore in un’indulgente oasi cinematografica

Hide and Seek: l’utopia intima

Il primo lungometraggio della cineasta inglese Joanna Coates si pone alcune domande. E’ possibile amare più di una persona? Si può dedicare la propria vita a questo? Può l’utopia dell’amore eterno e mutevole essere la risposta alle insicurezze sentimentali delle persone? Avvicinandosi solo lievemente a tali domande, come accarezzandole, Hide and Seek [+leggi anche:
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volge uno sguardo leggero ma accattivante verso un’isola possibile. La pellicola, fresca di vittoria al Festival di Edimburgo (leggi la news), è proiettata in questi giorni al Festival Crossing Europe nella città austriaca di Linz.

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Quattro giovani (due ragazzi e due ragazze) decidono di lasciare Londra per trasferirsi in una casa sperduta nel mezzo della campagna inglese. Nel retrovisore, non solo la città, bensì tutta la rete di convenzioni sociali cui sottosta chiunque faccia parte della cosiddetta società. Leah (Rea Mole), Max (Josh O'Connor), Charlotte (Hannah Arterton) e Jack (Daniel Metz, anche co-sceneggiatore e produttore del film), non necessariamente migliori amici in precedenza, decidono di instaurare un rapporto a quattro: prima stabilendo un calendario per condividere la stanza principale, poi lasciandosi trascinare dal tatto e dall’odore della persona che hanno di fianco. Poco importa che sia uomo o donna, il contatto è lo stesso: una libera frenesia di intimità e delicatezza che ha poco a che vedere con l’immaginario dell’amore libero sfrenato in una società che lo ha praticamente demonizzato nel corso della storia. Lungi dal film, tuttavia, l’intenzione di fare la morale sia su quello che sembra sostenere che su quello che sembra denunciare (l’intransigenza che circonda sempre queste situazioni, incarnata qui dal fidanzato di Charlotte e la sua visita inaspettata). Coates preferisce lasciare che i suoi corpi sentano, vibrino e si mescolino, e lo fa girando da molto vicino, trasformando la cinepresa in un altro dei suoi arti.

La proposta del film traspira anche una certa essenza di performance artistica, non solo per i giochi e gli spettacoli che i quattro protagonisti si inventano per passare il tempo, ma anche per il suo essere un esperimento isolato, un’utopia sia a livello tematico che (quasi) a livello narrativo. Delicatamente chiuso in se stesso, Hide and Seek non offre un contrappunto reale al suo argomento, cosa che nelle parole dei suoi creatori è volta a evitare il cliché cinematografico per cui tutte le utopie filmate finiscono (molto) male, con l’inconveniente di cadere però nel terreno dell’autoindulgenza. Ad ogni modo, il film di Coates, prodotto da Metz per Show Business Film, offre un’esperienza interessante, un’immersione in un nuovo amore senza confini, nel cuore stesso di questo amore, tra un battito e l’altro. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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