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Mercato Digitale Unico: l’industria cinematografica preoccupata per le conseguenze

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- Ieri, la Commissione europea ha presentato la propria strategia per un Mercato Digitale Unico, suddiviso in tre pilastri e 16 iniziative

Mercato Digitale Unico: l’industria cinematografica preoccupata per le conseguenze

Il 6 maggio, la Commissione europea ha presentato la propria strategia per un Mercato Digitale Unico (in inglese DSM), suddiviso in tre pilastri e 16 iniziative (il documento è disponibile qui). Nell’attesa di sapere quali saranno le nuove norme che regolano gli accessi territoriali e i diritti d’autore, restano da determinare la logica territoriale e i modelli di finanziamento che ne deriveranno. Ad oggi, i professionisti del settore cinematografico e dell’audiovisivo rimangono cauti, pur accogliendo favorevolmente il lavoro dei commissari europei Ansip e Oettinger.

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Le sorti dell’industria sarebbero potute essere ben peggiori. Il documento di lavoro pubblicato dalla Commissione risponde a numerose questioni che rimanevano insolute da gennaio. Quello che è stato proposto è un piano molto più sfumato rispetto a quello annunciato in precedenza (soprattutto a livello di riforma dei diritti d’autore). La modernizzazione del diritto d’autore “aiuterà a risolvere i dubbi riguardo alle restrizioni degli accessi territoriali, rispettando il valore dei diritti nel settore dell’audiovisivo”, enuncia il documento. Alcune caratteristiche specifiche dell’industria cinematografica saranno prese in conto, per quanto riguarda il quadro europeo dei diritti d’autore: “La Commissione non vuole cambiare il principio di territorialità dei diritti d’autore ed è consapevole dell’importanza che ricopre per il settore della creazione, specialmente per l’industria cinematografica. (…) In quanto tale, l’esclusività territoriale dei diritti  non può essere considerata come forma ingiustificata di restrizione territoriale”. La Commissione riconosce anche che “ogni film ha la propria strategia di distribuzione e la propria cronologia dei media”. Il mondo del cinema può quindi tirare un sospiro di sollievo: è stato ascoltato.

Questo non significa che i cambiamenti che avverranno saranno ottimali. Insistendo sempre sul fatto di “non essere favorevole a un’esclusività territoriale assoluta”, il commissario Ansip contribuisce all’incertezza riguardo alle politiche che verranno adottate. Di fatto, tutto diventa più complicato quando la Commissione scende nei dettagli circa la maniera di migliorare l’accesso ai contenuti digitali: “Per esempio, quando un film è disponibile su una piattaforma di Video On Demand in un Paese europeo, tutti gli europei, anche quelli che si trovano all’estero, hanno la possibilità di vederlo pagando”. In pratica, questo significa che la vendita passiva potrebbe diventare obbligatoria in tutto l’universo dei contenuti online (dove il principio è quello che nessuno possa vedersi rifiutata la vendita di un prodotto sulla base della sua nazionalità), aspetto che nuocerebbe al sistema di vendite dei diritti per territorio.

In un comunicato stampa pubblicato qualche ora più tardi, l'Associazione dei direttori delle agenzie cinematografiche europee (in inglese EFAD) spiega chiaramente quale sarebbero le conseguenze per l’industria cinamatografica: “I distributori non investiranno più nella promozione e nel marketing del film, né nel loro Paese né in altri, dal momento che è possibile accedere facilmente a questi film online. (…) Il prezzo delle prevendite si abbasserà se lo sfruttamento esclusivo per territorio non verrà più garantito. (…) I film indipendenti europei realizzati in lingue meno parlate,  che richiedono maggiori investimenti per poter essere distribuiti e pubblicizzati, perderanno visibilità, soprattutto sulle piattaforme di Video On Demand”. Il punto critico resta la territorialità dei diritti e questo i distributori lo sanno bene. “Sarebbe irrealizzabile”, stima Christine Eloy, direttrice di Europa Distribution. “Tutta la cronologia dei media ne rimarrebbe colpita e questo potrebbe nuocere al mercato, compromettendone la creazione e riducendo il pubblico per i film europei”.

Europa Distribution e la Federazione internazionale delle associazioni di distributori (FIAD) dovrebbe rilasciare oggi un comunicato congiunto. “Le altre opzioni previste dalla Commissione potrebbero essere tanto dannose quanto l’introduzione dell’obbligo delle licenze multi-territoriali”, aspetto su cui mettono l’accento Christine Eloy e Jelmer Hofkamp, segretario della FIAD. Al ribadimento del concetto, da parte della Commissione, che ci guadagneranno tutti, rispondono così: “Il risultato sarebbe l’esatto opposto di quello che la Commissione sta cercando di fare”. Numerosi membri dell’industria hanno espresso le loro preoccupazioni in seguito alla presentazione del piano per il Mercato Digitale Unico emanato ieri. Ancora una volta, le organizzazioni professionali chiedono tempo e la prosecuzione del dialogo. 

(Tradotto dal francese)

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