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Hostage: un’infanzia al limite

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- L’ultimo film di Juraj Nvota offre un sguardo particolare sull’infanzia all’ombra della cortina di ferro, nei mesi precedenti all’invasione russa della Cecoslovacchia

Hostage: un’infanzia al limite

L’industria cinematografica slovacca e quella ceca si sono sempre dimostrate prolifiche nel raccontare la Storia sugli schermi e, nello specifico, i tormentati ultimi decenni del regime sovietico. L’ultimo esempio di questo filone è Hostage [+leggi anche:
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del celebre regista Juraj Nvota (che ha già ritratto questo periodo nel film The Confidant), un film in proiezione al Cinekid nei Paesi Bassi, che presenta una visione abbastanza agrodolce dell’atmosfera vissuta al confine tra Cecoslovacchia e Austria alla fine del 1967, attraverso gli occhi di un bambino di 10 anni. Hostage è una coproduzione tra Slovacchia e Repubblica Ceca sostenuta principalmente da tre celebri professionisti: il regista stesso, lo sceneggiatore Peter Pišťanek (lo scrittore del libro dal quale la storia è tratta ed ex collaboratore di Nvota) e il produttore Marian Urban, che ha contribuito con la sua esperienza personale alla sceneggiatura.

Nei mesi precedenti all’invasione russa della Cecoslovacchia, Peter Achberger (Richard Labuda) vive con i nonni in un paesino della Slovacchia occidentale, nei pressi del confine con l’Austria. I suoi genitori sono a Vienna, dove sono riusciti a scappare qualche anno prima, ma non riescono a riavere con loro il figlio, di fatto ostaggio del regime comunista.  Data la sua età, Peter non si preoccupa della politica, per quanto sia difficile non esserne coinvolti quando si vive in una della zone maggiormente fortificate della cortina di ferro e i genitori di alcuni dei suoi amici sono leader del Partito. Il protagonista è molto legato a suo nonno (Milan Lasica), la sua figura paterna determinata a fargli attraversare il confine in un periodo di cambiamenti che sono troppo grandi e complessi per lui.

La narrazione ricorda quella dei libri per bambini dato che il personaggio incappa in numerose situazioni difficili e avventurose. Tuttavia, anche vedendo la storia attraverso gli occhi di un bambino, il film non scade nella superficialità. Al contrario, questa prospettiva conferisce un tocco tragicomico che rende il film appetibile per ogni tipo di pubblico (specialmente per coloro che collegano i fatti agli eventi attuali). Gli adulti si rispecchieranno nel film, provando un sentimento di nostalgia e liberazione, mentre i più giovani troveranno un racconto entusiasmante che fornirà loro un approfondimento che arricchirà la loro conoscenza del passato di un altro Paese. Il film di Nvota affronta temi di portata universale (l’infanzia, l’amicizia, i regimi oppressivi, ecc.), che possono aiutare tutti a capire cosa significasse crescere in quel tempo e in quel luogo.

(Tradotto dall'inglese da Michael Traman)

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