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Under the Sun: la vita come una messinscena

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- Il documentario di Vitaly Mansky su una famiglia nordcoreana porta alla luce i meccanismi e gli effetti dell’indottrinamento e la propaganda

Under the Sun: la vita come una messinscena

L’acclamato regista russo Vitaly Mansky (Pipeline, Motherland or Death) ha trascorso un anno in Corea del Nord per documentare la vita di una famiglia media. Ovviamente, come dimostrano altri tentativi di mostrare come si vive nel paese più totalitario del mondo, è impossibile che un cineasta — o qualsiasi straniero — vi lavori senza essere costantemente vigilato. Se Mads Brügger ha provato — con successo — a parodiare questa situazione in Red Chapel, Mansky l’ha utilizzata per portare alla luce l’essenza della macchina statale nordcoreana.

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In Under the Sun [+leggi anche:
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intervista: Vitaly Mansky
scheda film
]
, che ha vinto il premio del miglior film nella sezione "Tra i mari" del Festival Internazionale del Documentario di Jihlava, Mansky mostra come si può fare un documentario sulla Corea del Nord: esponendo come funzionano l’indottrinamento e la propaganda.

Il film comincia annunciando che, nel giorno del compleanno di Kim Il-Sung, la piccola di casa, Zin-mi (otto anni), entrerà insieme a centinaia di coetanei nell’Unione dei Bambini Coreani, l’equivalente delle organizzazioni di pionieri presenti in quasi tutti i paesi comunisti prima della caduta del Muro di Berlino. Vari vigilanti del governo, sicuramente assegnati alla troupe come "guide", si assicurano che la cerimonia si svolga nel modo più tranquillo per il rispettato cineasta russo.

Una delle prime scene mostra una lezione nell’aula di Zin-mi; la lezione viene ripetuta varie volte fino a che i professori e i bambini non si comportano in modo soddisfacente. Mansky ha deciso di includere nella pellicola due ripetizioni complete di queste "prove", e, sin dall’inizio, avverte lo spettatore di ciò che lo aspetta.

Per preservare l’immagine internazionale del paese, Zin-mi si trasforma nel fulcro di una messa in scena, così come i suoi genitori e i rispettivi luoghi di lavoro: ciascun membro della famiglia interpreta il ruolo principale nel proprio ambiente, e la sua recitazione deve essere perfetta. Che si tratti di una cena in famiglia, di un incontro tra il padre di Zin-mi, un ingegnere e i lavoratori della sua fabbrica tessile, o della giornata di lavoro della madre nella fabbrica di latte, ci sono sempre una o due "guide" incaricate di montare la scena, che dirigono i partecipanti, dettano loro cosa dire, come comportarsi o reagire, e che tipo di espressione facciale assumere.  

Evidentemente, dinanzi a tale situazione, il regista non poteva pretendere di descrivere la realtà della vita in questo paese consacrato anima e corpo a Kim Il-Sung (il "Grande Leader") e Kim Jong-Un (il "Comandante Brillante"), i cui ritratti pendono da tutte le pareti. Mansky, includendo nel film i momenti in cui le scene sono pianificate, ci mostra che, in Corea del Nord, la vita stessa è meticolosamente pianificata e provata.

Le poche scene che mostrano la "realtà" — quelle per strada o sui mezzi pubblici — contrappongono una quotidianità grigia all’esplosione di colori e suoni delle parate di massa (attentamente coreografate), cui partecipano centinaia di persone col sorriso sulle labbra.

Questi sorrisi forzati li possiamo ammirare in diversi primi piani che Mansky riesce a filmare di nascosto, così come in un dialogo commovente con Zin-mi, nell’unico momento in cui la protagonista parla senza la supervisione delle guardie. L’esperto cineasta ha utilizzato a proprio favore le limitazioni che gli erano imposte, facendo cadere la quarta parete, mostrando la brutalità della macchina statale nordcoreana e la miseria di vivere in tale società. Senza rivelare alcun dettaglio sul funzionamento dell’apparato statale, Mansky ne ha plasmato l’essenza.

Under the Sun è una coproduzione della russa Vertov.Real Cinema, la ceca Hypermarket Film, la tedesca Saxonia Entertainment e Korea Film Export and Import Corporation. 

(Tradotto dall'inglese)

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