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Road-Movie: un racconto di formazione sulla strada

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- Il primo lungometraggio del ceco Martin Jelínek è un’opera minimalista che unisce i generi per inserirsi nell’immaginario dei giovani adulti di oggi

Road-Movie: un racconto di formazione sulla strada
Agáta Krystufková in Road-Movie

Martin Jelínek, uno dei nomi emergenti del cinema ceco, a fianco di Jan Těšitel (David [+leggi anche:
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), Vít Zapletal (Dust of the Ground [+leggi anche:
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) e Tomasz Mielnik (Journey to Rome [+leggi anche:
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), presenta, come anche i suoi colleghi e compagni di studi, il suo primo film, Road-Movie [+leggi anche:
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in programma al Black Nights Film Festival di Tallin. Nonostante i quattro ragazzi abbiano seguito lo stesso corso di studi, i loro approcci e stili sono diversi. Ad esempio, Road-Movie contrasta con l’universo surrealista e colorato di Mielnik in Journey to Rome, trattandosi di un titolo minimalista in cui i due personaggi principali passano la maggior parte del tempo in macchina.

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Jakub è coproprietario di un’agenzia di viaggi, Dulce Travels (il cui nome poetico acquisterà un altro significato e risulterà ironico nel corso del film). Richiamato nella città natale per una riunione di famiglia, deve lasciare temporaneamente il suo lavoro e il ritmo della città. Quando incontra per caso la sua amica d’infanzia Ilona, il viaggio solitario si trasforma in un road trip improvvisato. Jelínek lo racconta nel modo più semplice possibile, organizzando il tutto come una conversazione che segue un flusso di coscienza, senza ostacolare intreccio e capovolgimenti. Si accontenta di osservare, senza essere pesante.

Il progetto è diventato un road movie vero e proprio soltanto durante il suo sviluppo, ma il fulcro del film resta il racconto di formazione, ornato dal motivo “un ragazzo rincontra una ragazza”. Jakub e Ilona rappresentano due poli opposti e il loro dialogo sulla vita è un vero scambio dialettico. Anche se vengono dallo stesso ambiente, i loro destini diversi li hanno portati ad adottare posizioni contrastanti: lui è negli affari e rappresenta il pragmatismo; lei ha lasciato gli studi di medicina, spinta da un desiderio di accrescimento idealista e romantico. Il loro dialogo informale, mentre percorrono strade spesso deserte, toccherà i concetti di libertà, limitazione, finalità, felicità.

Il viaggio durerà un’intera giornata, continuerà per tutta la notte e finirà all’alba per ritrovare il quotidiano. Chiaramente infastidito dai due stereotipi e dai loro cambiamenti, il regista evita abilmente tutta la vana filosofia per attaccarsi al paesaggio mentale dei due personaggi – nella sceneggiatura e nella regia non vi è alcun elemento superfluo. Questo lavoro si riflette nella fotografia di Aleš Lněnička e Filip Rejč, che raramente si distacca dai due protagonisti, se non per proporre un’inquadratura più ampia per sottolineare il loro isolamento in una strada priva di persone ma piena di auto in sosta. Road-Movie, sempre attento a non cadere nei cliché o nel sentimentalismo, ha l’aria di una pièce teatrale. È un film minimalista, altamente simbolico e privo di moralismo. Si tratta, inoltre, dell’opera prima di un regista promettente che rappresenta la nuova generazione.

Road-Movie è stato prodotto da Studio FAMU.

(Tradotto dall'inglese)

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