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INDUSTRIA Francia

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Un panorama in piena trasformazione

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- Dai nuovi crediti d’imposta alla ristrutturazione di Canal+: l'industria cinematografica francese sta cambiando

Un panorama in piena trasformazione

Mentre il 2016 si aprirà col tradizionale Rendez-Vous del cinema francese organizzato da Unifrance dal 14 al 18 gennaio a Parigi, uno sguardo indietro al 2015 permette di individuare le principali sfide dell’industria cinematografica francese che resta una roccaforte della settima arte in Europa a tutti i livelli della filiera (solida produzione nazionale che mischia quantità e qualità, capillarità del circuito di sale, finanziamento delle opere molto ben organizzato, distribuzione attiva di lungometraggi del resto del Vecchio Continente, dinamismo delle vendite internazionali, preservazione delle industrie tecniche, ecc.), ma che tuttavia si trova dinanzi a delle sfide serie.

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In un contesto di accresciuta concorrenza tra i diversi territori mondiali che cercano di attirare a sé le riprese per stimolare le economie locali, un’ottima notizia arriva con l’incremento a partire dal 1° gennaio 2016 della competitività dei crediti d’imposta francesi (leggi la news) a favore dei film nazionali e dei lungometraggi stranieri. Una decisione salutare e salutata da tutti i professionisti francesi che stavano assistendo a un’accelerazione della delocalizzazione dei grossi budget.  

L'orizzonte è invece più nebuloso in materia di finanziamento delle opere a causa dell’attuale ristrutturazione dei gruppi televisivi francesi, in particolare Canal+ (leggi l'articolo), partner principale della produzione francese e sottoposto a una forte concorrenza sull’acquisizione dei diritti sportivi, altro pilastro della sua offerta insieme al cinema. Essendo il livello di pre-finanziamento dei film francesi legato al numero di abbonati di Canal+, tutti i professionisti del cinema francese hanno gli occhi puntati sullo stato di salute del canale criptato e le minime inflessioni strategiche sono tenute sotto controllo.

Il fatto è che per ora il contesto generale dei finanziamenti non offre alternative. Il VoD non decolla veramente (colpito da una pirateria dilagante nonostante gli sforzi dei poteri pubblici a favore dell’offerta legale e una carta di buone prassi firmata con i maggiori attori della pubblicità online). Dal canto loro, i distributori indipendenti, messi a confronto con una concorrenza feroce e la doppia marcia che caratterizza il box-office (con mega successi o flop clamorosi), faticano a offrire margini di manovra sufficienti per proporre minimi garantiti all’altezza delle ambizioni dei produttori.

Detto questo, il quadro non è così nero, poiché la Francia dispone di diversi "jolly" per mantenere la rotta: talenti artistici di tutte le generazioni, un pubblico sempre ghiotto di cinema e di diversità nelle sale, un controllo proattivo dello Stato, ma anche un ricco tessuto di società di tutte le taglie che lavorano nel settore cinematografico. E alcune non mancano di ambizioni di crescita a livello mondiale come Wild Bunch (news) che, dopo la sua fusione l’anno scorso con i tedeschi di Senator, ha lanciato nel 2015 una divisione vendite per i film indipendenti americani e un fondo di coproduzione con la Cina. Un esempio, fra gli altri, di un’industria cinematografica francese globalmente aperta alle evoluzioni internazionali, il che è probabilmente il modo migliore per continuare, a dispetto delle difficoltà generate dalle violente mutazioni economiche, a nutrire il suo solido terreno nazionale senza che il pesce grande mangi tutti i pesci piccoli. 

(Tradotto dal francese)

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