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BERLINO 2016 Concorso

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Cartas da guerra: così lontano, così vicino

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- BERLINO 2016: Ivo M. Ferreira presenta a Berlino un film parlato che riprende la corrispondenza di un medico e marito innamorato di stanza in Angola nel 1971

Cartas da guerra: così lontano, così vicino

Come una lettera nella cassetta della posta, Cartas da guerra [+leggi anche:
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del portoghese Ivo M. Ferreira, in concorso al 66° Festival di Berlino, si presenta come una bella sorpresa che quando la apri lascia nel cuore anche un po’ di calore e un pizzico d’emozione.

La sorpresa viene innanzitutto dal fatto che il film, tratto da una raccolta apparsa nel 2005 che riunisce le lettere scritte nel 1971 a sua moglie incinta da António Lobo Antunes, un medico di stanza in Angola durante la guerra coloniale portoghese, non è un adattamento nel senso classico del termine, inteso come una semplice messa in scena del contenuto del testo. All’inizio, lascia anche un po’ sconcertati il fatto che la lettura, che comincia con la voce del marito (Miguel Nunes) e continua con quella della donna (Margarida Vila-Nova) fino alla fine del film, prosegua dopo i primi minuti senza cedere il passo ai dialoghi, ma le immagini in bianco e nero che sfilano davanti ai nostri occhi, frammenti della vita dei soldati, sono talmente magnifiche, e i suoni e le musiche talmente ben inseriti nel racconto, che l’armonia creata tra le immagini e la voce non tarda a catturare lo spettatore.

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Ciò che lo rapisce subito è anche la forza del legame amoroso che è il cuore pulsante del film, la fusione che si produce tra quello che abbiamo davanti agli occhi e la voce della donna rimasta in Portogallo mentre legge le missive del marito, amante appassionato e futuro padre del bambino che porta in grembo – mentre lui, da laggiù, le parla di lei, di lei e del bambino. Questo film epistolare, d'altronde, non ha una trama vera e propria. Quello che vediamo non è il contenuto delle lettere, bensì il contesto della loro scrittura (che segue, certo, la cronologia del soggiorno angolese del nostro medico), doppiato, per il giovane medico in esilio, dalla scrittura di un romanzo. Il film si articola attorno a questo sentimento assoluto, questa passione inesauribile che è ora solitudine, ora speranza, ora attesa insostenibile, ora desiderio divorante, espresso in una prosa bruciante che è in realtà opera di Ferreira e del suo co-sceneggiatore Edgar Medina. Ciò che evoca in primo luogo Cartas da guerra è una presenza; una compresenza, di un essere nell’altro ma anche di un’epoca nella nostra, e di migliaia di vite perdute in tutti coloro che si sono visti tagliati fuori, lontano dall’Angola.

Il film, che permette ancora una volta alla società di produzione di Lisbona O Som e a Fúria di rappresentare a Berlino il cinema lusitano dopo il successo di Tabu [+leggi anche:
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di Miguel Gomes (che era ugualmente un terzo lungometraggio di finzione), è così un racconto africano rafforzato da una superba storia d’amore che ci riporta alla mente le tragedie coloniali del secolo passato, con molta emozione. 

(Tradotto dal francese)

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