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Vulcania: passato, futuro o terribile presente?

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- L’opera prima di José Skaf è un apprezzabile tentativo di cinema distopico, un sottogenere poco praticato nella cinematografia spagnola

Vulcania: passato, futuro o terribile presente?
Miquel Fernández in Vulcania

Dopo Autómata [+leggi anche:
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, la cinematografia spagnola non si è più avventurata in questo genere tanto popolare nel mondo: la distopia fantastica, o quanto alienante possa essere il futuro… se non lo è già il presente. Anche in precedenza è difficile ricordare titoli spagnoli che si siano iscritti in questa linea. Per questo, Zentropa Spain (diretta con nerbo e grande passione da David Matamoros), che ha scommesso forte su un esordiente come José Skaf, merita un doppio applauso, vista anche la difficoltà di trovare finanziamenti che presuppone un’opera prima. Presentato all’ultima edizione dell’esigente Festival di Sitges (il suo pubblico non si risparmia quando c’è da esultare o fischiare: leggi la news), Vulcania [+leggi anche:
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arriva nei cinema spagnoli prima di sbarcare nelle sale dei vari paesi dove è stato venduto.

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Il film comincia con un’esplosione che porterà conseguenze drastiche per gli abitanti di un villaggio isolato, sottomesso alla dittatura di una potente famiglia padrona di una fabbrica dove si lavorano minerali. In questa spaventosa situazione vivono Marta (Aura Garrido, una delle attrici più interessanti/inquietanti del panorama spagnolo, basta ricordarla in Stockholm [+leggi anche:
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) e Jonás (Miquel Fernández, visto in un altro audace film fantastico: Fin [+leggi anche:
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), che cominciano ad avvicinarsi, unendo le loro forze, per scappare da questo microcosmo asfissiante e intollerabile.  

Nel cast, oltre alla coppia protagonista, spiccano José Sacristán (difficile non trovarlo in una pellicola spagnola da quando è stato riscoperto in Magical Girl [+leggi anche:
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), la stupenda Ana Wagener (vincitrice del Goya per La voz dormida [+leggi anche:
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) e una Silvia Abril sorprendente giacché siamo abituati a vederla in ruoli comici, come quello dell’“eco-madre” nel divertente e delirante Tres bodas de más [+leggi anche:
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Vulcania, che si avvale degli scenari naturali dei Pireneti catalani, rientra nel club dei film che sembrano più costosi di quanto non lo siano in realtà: due milioni di euro, apportati da Zentropa International Spain, Zentropa International Sweden, Film Väst e Ran Entertainment, con il sostegno dell’ICAA (leggi la news). TVE e TV3 hanno acquisito i diritti di trasmissione.

Quanto alla regia, l’argentino 38nne José Skaf, finora autore di cortometraggi e programmatore del canale TCM oltre che regista di spot e videoclip, riesce nel tentativo di introdurci in un mondo grigio, oppressivo e spietato, sebbene il suo tono sia freddo (come richiesto dalla trama), la messa in scena sia tradizionale e qualche scena d’azione richieda più brio. Ciò nonostante, continuiamo ad applaudire questo tentativo di fare un cinema diverso, audace, tematicamente ambizioso (è una favola politico-sociale, nientedimeno…) e, non per questo, senza vocazione popolare in una cinematografia come quella spagnola così incline alla ripetizione di formule di successo garantito. Resta solo da vedere se il pubblico sosterrà questo coraggioso progetto diventato realtà intitolato Vulcania

(Tradotto dallo spagnolo)

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