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Vieni a vivere a Napoli: l’invito di Lombardi, Prisco e De Angelis

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- I tre registi presentano al Bari International Film Festival uno sfizioso film a episodi che mette in scena tre diverse storie d’immigrazione e integrazione nella metropoli partenopea

Vieni a vivere a Napoli: l’invito di Lombardi, Prisco e De Angelis
Una scena dell’episodio diretto da Edoardo De Angelis in Vieni a vivere a Napoli

C’è Yoyo, bambino cinese con un’inspiegabile voglia di lavorare; c’è Luba, badante ucraina con un passato da star e un presente malinconico; e poi c’è Amila, adolescente cingalese alle prese con una cantante neomelodica sull’orlo di una crisi di nervi. Tre nazionalità, tre età diverse e tre registi a raccontarle, sullo sfondo di una Napoli multietnica, accogliente sì, ma non sempre facile da vivere. E’ Vieni a vivere a Napoli, lo sfizioso film a episodi diretto da tre registi napoletani tra i più interessanti del momento: Guido Lombardi (regista di Là-bas, educazione criminale [+leggi anche:
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Presentato in anteprima al Bif&st - Bari International Film Festival (2-9 aprile 2016), Vieni a vivere a Napoli è un invito che nasconde però qualche insidia. Non un ritratto idilliaco dell’integrazione nella metropoli partenopea, bensì un affresco sorprendente che, passando da toni quasi grotteschi a sfumature più drammatiche, ci racconta il rapporto dei napoletani con gli immigrati, dove spesso questi ultimi sembrano essere più civili dei padroni di casa, e dotati di maggior buon senso. Nell’episodio diretto da Guido Lombardi, Gianfelice Imparato interpreta Nino, portiere di uno stabile, quintessenza del napoletano che non ha voglia di fare niente; a stravolgere le sue abitudini, arriva il piccolo Chang, detto Yoyo, bimbo cinese di cui dovrà prendersi momentaneamente cura. Yoyo ha un problema: vuole sempre lavorare, e Nino questi cinesi non li capisce proprio.

Nell’episodio di Francesco Prisco, una donna ucraina, Luba, è vessata dal vecchio burbero di cui è badante (Antonio Casagrande) e dalla figlia di lui. Una realtà dura da accettare per la donna che in Ucraina era una conduttrice televisiva, caduta poi in disgrazia dopo che suo marito, politico locale, è finito in galera per uno scandalo di mazzette. Ma Luba troverà il modo per tornare sotto i riflettori. Il terzo episodio, diretto da Edoardo De Angelis, ha per protagonisti una giovane cantante neomelodica e il suo agente (Massimiliano Gallo), in viaggio tra un’ospitata radiofonica, un matrimonio e una serenata a bordo della loro limousine, dove si susseguono scenate, pianti e recriminazioni. A far loro compagnia, suo malgrado, un giovane barista cingalese che vorrebbe solo essere pagato per la colazione che ha recapitato ai due in ufficio quella mattina: impresa più difficile del previsto. 

In linea con la grande tradizione italiana dei film a episodi, Vieni a vivere a Napoli declina uno stesso tema attraverso visioni e stili diversi, ma essendo realizzato con un reparto tecnico unico (fotografia, montaggio, musiche ecc.), risulta un'opera omogenea. Un vero lavoro di gruppo, come sottolinea la squadra del film, in primis l’ideatore del progetto e produttore Alessandro Cannavale: “Abbiamo ricreato quello che nella Roma dei tempi di Scola e Risi era normale: una sinergia tra cineasti su un progetto unico. A Napoli è la prima volta che accade”.

Prodotto da Run Film con la collaborazione di Rai Cinema e il sostegno del Mibact, Vieni a vivere a Napoli uscirà nelle sale il prossimo autunno.

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