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Bilancio 2015 del Centro del Cinema della Federazione Vallonia-Bruxelles

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- Il bilancio è stato l’occasione per incontrare la nuova ministra della Cultura e per festeggiare le buone selezioni del cinema belga francofono a Cannes

Bilancio 2015 del Centro del Cinema della Federazione Vallonia-Bruxelles
Benoît Poelvoorde in Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael

A seguito delle dimissioni di Joëlle Milquet la settimana scorsa, i professionisti hanno potuto incontrare ieri in occasione del bilancio annuale del Centro del Cinema e dell’Audiovisivo (CCA) la loro nuova ministra di riferimento, Alda Greoli. Questa si è impegnata a continuare i lavori avviati dal suo predecessore, in particolare sul fronte della promozione. Si constata da anni, infatti, la (relativa) buona salute della produzione belga, e come i diversi aiuti complementari consentano una certa stabilità al volume di produzioni. Nel 2015, gli aiuti del CCA sono andati a 16 lungometraggi in scrittura, 8 lungometraggi in sviluppo e 27 lungometraggi di finzione in produzione, tra cui figurano i nuovi film di Olivier Masset-Depasse (Irremplaçable), Luc Jean-Pierre Dardenne (La Fille Inconnue [+leggi anche:
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Q&A: Jean-Pierre e Luc Dardenne
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), Tran Anh Hung (Eternité [+leggi anche:
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) e Sarah Hirtt (Make It Better). Sempre nel 2015, sono non meno di 30 i lungometraggi sostenuti dal CCA ad aver visto la luce: 9 film belgi maggioritari e 21 coproduzioni (di cui 15 con la Francia). I film belgi, tra tutti i generi, hanno collezionato 1100 selezioni nei festival e 200 premi. Anche il 2016 è cominciato sotto i migliori auspici, con l’annuncio recente di ottime selezioni a Cannes.

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Nonostante gli sforzi, però, il cinema belga fatica ancora a trovare il suo pubblico "naturale". Il successo straordinario di Dio esiste e vive a Bruxelles [+leggi anche:
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intervista: Jaco van Dormael
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di Jaco Van Dormael è un’eccezione. E non sono i risultati delle uscite pertanto entusiasmanti di questo inizio d’anno (Joachim LafosseBouli Lanners in particolare) a restituire il sorriso. I film belgi francofoni (maggioritari) hanno sì attirato 1,3 milioni di spettatori in Belgio e in Francia, ma 1,1 milioni sono dovuti a Dio esiste e vive a Bruxelles, che ha realizzato il miglior risultato degli ultimi vent’anni per un film belga francofono in Belgio con più di 300.000 entrate. C’è da rallegrarsi per il film, certo, ma non del fatto che esso rappresenti da solo l’84% delle entrate. 

Il CCA sottolinea così la necessità di intensificare il lavoro avviato in occasione della messa a punto lo scorso ottobre di una nuova strategia di promozione. Gli sforzi fatti finora hanno in effetti permesso di rendere i film più accessibili (in particolare attraverso una migliore esposizione nelle sale), ma non che vengano visti di più, purtroppo. L’obiettivo primario del CCA è di consentire ai film belgi di incontrare un pubblico più ampio in Belgio assicurando una visibilità estesa e permanente del cinema belga francofono, che deve entrare a far parte della quotidiannità dei belgi e non più essere riservato a un pubblico di pochi eletti. Un programma ambizioso, quindi, che passa per l’organizzazione di eventi eccezionali (proiezioni esclusive per opinion leader, anteprime in provincia, media partnership di livello, capitalizzazione della notorietà dei Magritte del Cinema, ecc.). Il CCA conta anche molto sull’effetto positivo delle nuove serie 100% belghe coprodotte nell’ambito dei fondi CCA/RTBF, la prima delle quali, La Trêve, trasmessa qualche settimana fa, ha incontrato un grande successo di critica e pubblico.  

Sul piano internazionale, il CCA constata che le produzioni con la Francia sono sempre più difficili da montare, e spera di offrire ai suoi produttori altri orizzonti di coproduzione possibili. Un accordo è stato firmato di recente con i Paesi Bassi, e altri sono in discussione con il Messico, il Brasile e il Cile. 

(Tradotto dal francese)

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