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KARLOVY VARY 2016 Concorso

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Toni Servillo silenzioso certosino nelle Confessioni di Roberto Andò

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- KARLOVY VARY 2016: L’attore napoletano protagonista del thriller economico-religioso accanto a un cast stellare: Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu

Toni Servillo silenzioso certosino nelle Confessioni di Roberto Andò
Toni Servillo in Le confessioni

Dio non gioca a dadi. I banchieri sì. Forse è per questo che il monaco certosino Roberto Salus (in latino significa anche “salvezza”) è stato segretamente invitato come ospite a una riunione del G8, insieme a una rockstar e una scrittrice di bestseller per ragazzi. Avviene ne Le Confessioni [+leggi anche:
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del regista italiano Roberto Andò, in concorso al Festival internazionale del cinema di Karlovy Vary.

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Il monaco, interpretato da un appropriato Toni Servillo in veste candida, atterra in Germania e prima di salire sull’auto che lo porterà nel magnifico Grand Hotel Kempinski di Heilingedamm - dove nel 2007 si tenne una vera e contestata sessione del G8 - acquista un piccolo registratore e incide una poesia in napoletano di Ferdinando Russo. Forse il senso del film è già tutto racchiuso in quell’esergo che il regista fa recitare al protagonista: “Quanno ncielo n’angiulillo nun fa chello c’ha da fà, ‘o Signore int’a na cella scura scura ‘o fa nzerrà” (Quando in cielo un angioletto non fa quello che deve fare, il Signore lo fa rinchiudere in una cella buia).

Dopo la cena con i potenti ministri di mezzo mondo, che ironicamente si accodano alla rockstar che canta Walk on the Wild Side di Lou Reed, si svela il motivo della presenza di quel religioso poco avvezzo al protocollo e più portato al digiuno e alla meditazione. Daniel Roché, il capo del Fondo monetario internazionale in persona (Daniel Auteuil), vuole confessarsi. Ha ottenuto tutto quello che desiderava dalla vita e ora ha un tumore che lo sta uccidendo. 

Subito dopo l’incontro Roché viene trovato morto, apparentemente suicida. E il film vira su un genere che potremmo definire “thriller religioso-economico”. I ministri si sono riuniti per discutere l’adozione di una manovra segreta che significherà il tracollo dei paesi più poveri, e quel certosino silenzioso ha appena raccolto l’ultima confessione del cinico direttore del FMI! In un coacervo di lingue (il cast internazionale vede la presenza, tra gli altri, di Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu e Lambert Wilson) ministri, ospiti e organizzatori cercano di entrare in contatto con il monaco. Ma Salus è lì per instillare il dubbio nelle menti dei signori dell’economia mondiale, spiazzare le loro certezze con la possibilità che stiano commettendo un errore e rivelarne debolezze e miserie.  

Risuonano echi di Todo modo di Elio Petri (1976) anche se il regista ha dichiarato di aver pensato alle atmosfere di Polanski e Hitchcock, mentre la regia (e la fotografia del bravissimo Maurizio Calvesi), la location e la presenza stessa di Servillo riportano all’ultimo Paolo Sorrentino. Andò, al suo decimo lungometraggio da regista, non maneggia con spregiudicatezza la scottante materia delle diseguaglianze e delle ricchezze accumulate da manager e banchieri, ma preferisce rimane in bilico tra desiderio di realismo e parabola sul potere, preoccupandosi di costruire un film che mettesse a confronto politica e coscienza della verità e che, come il suo precedente Viva la libertà [+leggi anche:
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, sparigliasse le carte dell’arte di governare. 

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