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LOCARNO 2016 Cineasti del presente

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L’Indomptée, la bellezza formale di una storia surreale

di 

- LOCARNO 2016: Il primo lungometraggio della regista francese Caroline Deruas sorprende grazie ad una leggerezza che nasconde in realtà profonde e destabilizzanti sorprese

L’Indomptée, la bellezza formale di una storia surreale
Jenna Thiam in L’Indomptée

Dopo aver collaborato per vari anni con registi del calibro di Yann Gonzalez, Romain Goupil, Valeria Bruni-Tedeschi o ancora Philippe Garrel, e dopo aver presentato i suoi primi tre cortometraggi in vari festival internazionali, Caroline Deruas fa il suo debutto con L’Indomptée [+leggi anche:
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intervista: Caroline Deruas
scheda film
]
, un film delicato e al contempo potente, dai toni surreali, presentato nella sezione Cineasti del presente del 69° Festival del Film Locarno.

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Axèle (Jenna Thiam) e Camille (Clotilde Hesme) sono artiste, la prima fotografa e la seconda scrittrice. Entrambe sono state selezionate per passare un anno in residenza presso la Villa Medici di Roma. Il loro primo incontro è fugace ma indelebile. Una domanda aleggia su tutto il film: chi è veramente Axèle? Un'artista misteriosa che vive letteralmente in simbiosi con la propria opera, oppure il fantasma stesso di Villa Medici, guida spirituale e artistica di Camille? Alla fine della residenza nulla sarà più come prima: il corpo e la mente si libereranno, ma a quale prezzo?

La Villa Medici è il perno attorno al quale ruotano tutti i personaggi di L’Indomptée, sorta di rifugio dove dar libero sfogo alla propria creatività. Caroline Deruas ammette che la prima volta che ha messo i piedi in questo luogo mitico è stato un colpo di fulmine, una storia d'amore e di conquista che non l'ha più abbandonata. L'anno passato in residenza a Villa Medici l'ha spinta a sviluppare cinematograficamente quest'amore ossessivo per un luogo che si trasforma attraverso il suo sguardo in personaggio. I personaggi di L’Indomptée duettano e dialogano con le mura di quest'edificio maestoso come se fossero state ipnotizzate dall'atmosfera stessa del luogo, al contempo prigione e oasi creativa. Caroline Deruas inietta nella storia degli inevitabili elementi biografici, una messa a nudo spaventosa ma necessaria che la confronta con le proprie paure. Il mistero, l'incarnazione cinematografica del subconscio dei personaggi e la lotta tra la luce e le forze oscure sono infatti costantemente presenti in L’Indomptée, sorta di finestra su di un mondo solitamente relegato al all'immaginario. Deruas drammatizza la propria vita personale, la brutalizza, la trascende, la trasforma in materia cinematografica. I sentimenti, il mondo interiore dei personaggi sono centrali e prendono il sopravvento sugli eventi che passano inevitabilmente in secondo piano. La fantasia è il motore di tutta la storia che scivola lentamente ma inesorabilmente dalla realtà al sogno fino a diventare incubo. I personaggi perdono il controllo e il contatto con il reale che gli sfugge di mano. L'universo onirico scaturito da questi “sogni ad occhi aperti” fa parte della realtà stessa, l'influenza e la carezza. La musica di Nicola Pivani regala al film un'atmosfera malinconica emotivamente forte, toccante. Le sue melodie suadenti diventano in qualche modo la voce interna della Villa Medici. Una musica ammaliante come il canto di una sirena dell'universo misterioso e sensuale di Dario Argento (Suspiria in primis).

L’Indomptée è prodotto da Thelma Films e coprodotto da ARTE France Cinéma. I diritti mondiali appartengono a Les Films du Losange.

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