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All the Cities of the North: dove il personale e il collettivo convergono

di 

- L'opera prima di Dane Komljen conferma la sua posizione come uno dei giovani registi più impegnativi in Europa

All the Cities of the North: dove il personale e il collettivo convergono

Dopo l'anteprima mondiale nella sezione Signs of Life a LocarnoAll the Cities of the North [+leggi anche:
intervista: Dane Komljen
scheda film
]
, opera prima dello sceneggiatore-regista danese Dane Komljen, è stato proiettato all'interno del programma ufficiale di Sarajevo, fuori concorso. Come i suoi corti e mediometraggi - da I Already Am Everything I Want to Have, che ha vinto il terzo premio al Cannes Cinéfondation nel 2010, al titolo di Rotterdam di quest'anno All Still Orbit - il primo lungometraggio del regista di origine bosniaca è un'opera impegnativa e formalmente intrigante che collega storie personali e collettive, con una componente difficile da definire, ma sicuramente presente, emotiva e fisica.

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Due uomini (interpretati da Boris Isakovic e Boban Kaludjer) vivono in ciò che sembra un decrepito, abbandonato, distopico complesso alberghiero. Non c'è elettricità né acqua corrente, mangiano le bacche dagli alberi, fanno il caffè e cucinano le patate su un vecchio fornello e dormono su materassi logori. Nulla spiega la loro presenza in questo luogo, né il loro tipo di rapporto. Non parlano mai, ma condividono sicuramente più di questo posto.

A un certo punto, appare un terzo uomo (interpretato da Komljen). Si unisce a loro, e sebbene non vi siano interazioni esplicite tra essi, è evidente che l'equilibrio sia cambiato. Ciò non traspare nemmeno dalle loro azioni o espressioni facciali. Non agiscono; abitano soltanto questo luogo e questo tempo.

Ma le cose stanno cambiando e lo spettatore lo capisce dall'approccio registico cangiante, piuttosto che da uno sviluppo della trama. La quarta parete è rotta: un microfonista e un cameraman entrano nell'inquadratura in lontananza. Ma ciò non sembra innaturale e non cambia il tono del film; anche la troupe sembra appartenere a questo strano posto.

Sebbene non vi sia alcun dialogo nel film, si sente la voce narrante fuori campo di tutti e tre gli attori. La prima narrazione non stabilisce un tempo e luogo determinato, ma piuttosto ciò che quest'ambientazione rappresenta. Si tratta della maggiore impresa edile jugoslava che costruiva grandi strutture in Medio Oriente e in Africa negli anni '60 e '70. Ciò è accompagnato da foto dell'edificio della Fiera Internazionale del Commercio a Lagos, costruito ma mai usato per il suo scopo originale, per essere poi abitato da persone senza fissa dimora. 

Le altre narrazioni comprendono citazioni da Passion di Jean-Luc Godard e da L'Ombra E La Grazia di Simone Weil, e servono inoltre a spingere delicatamente lo spettatore verso una certa direzione di pensiero. Ma questo film significherà cose diverse per persone diverse.

Quello che è certo è che, tramite la sua potenza visiva (Komljen utilizza vari strumenti, dai primissimi piani ai dettagli di parti del corpo fino alla fotografia subacquea) e le sue sottili allusioni, il film parla di amore, dedizione, decisioni sul lasciare o restare con qualcuno o in un luogo, e di come tutte queste questioni personali siano influenzate da fattori esterni, come la politica e l'economia. Questo film è un luogo in cui le circostanze personali e sociali convergono, per lunghi periodi di tempo, e creano ciò che più tardi farà parte della memoria intima e collettiva. 

All the Cities of the North è una co-produzione tra la serba Dart Film, le bosniache SCCA/Pro.ba e Vizart, e la Code Blue del Montenegro.

(Tradotto dall'inglese)

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