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VENEZIA 2016 Giornate degli Autori

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La ragazza del mondo: l’amore che rende liberi

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- VENEZIA 2016: Il film d’esordio di Marco Danieli entra nel rigido mondo dei Testimoni di Geova attraverso la storia di una giovane donna cui viene impedito di amare

La ragazza del mondo: l’amore che rende liberi
Sara Serraiocco in La ragazza del mondo

E’ una storia d’amore complicata, atipica e dagli esiti tutt’altro che scontati, quella che mette in scena il secondo film italiano in concorso alle 13me Giornate degli Autori di Venezia, La ragazza del mondo [+leggi anche:
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intervista: Marco Danieli
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di Marco Danieli. E a tenere le fila del racconto è ancora una volta una donna forte, determinata, in lotta per la propria libertà (ne abbiamo viste tante in questa edizione dei Venice Days), qui calata nel rigido mondo dei Testimoni di Geova, movimento religioso ortodosso che in Italia conta una delle sue comunità più floride, ma di cui ci si ricorda solo quando uno di loro suona al citofono.

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Suonare ai citofoni e chiedere cose come “secondo te Dio esiste?”, è quello che fa anche Giulia (Sara Serraiocco) quando è il suo turno di predicazione porta a porta. Ultimo anno di liceo, studentessa dotata per la matematica, vorrebbe continuare gli studi, supportata in questo dalla sua insegnante (Lucia Mascino). Ma la sua religione non glielo permette, e neppure sua madre (Stefania Montorsi), perché l’università le sottrarrebbe del tempo prezioso da dedicare alla dottrina. Accetta così di lavorare nella fabbrica del padre (Marco Leonardi). Durante un giro di proselitismo, incontra Libero (Michele Riondino), giovane di borgata appena uscito di prigione, e decide di aiutarlo offrendogli un lavoro. Tra i due nasce la passione, ma per una seguace di Geova innamorarsi di un ragazzo “del mondo” è strettamente proibito, pena l’espulsione dalla comunità. Giulia, però, non è disposta a fermarsi e Libero (nomen omen) le spalanca le porte della sua nuova vita.

Adunanze obbligatorie, regole ferree, ostracismo verso i fuoriusciti, l’universo dei Testimoni di Geova è descritto, nel film di Danieli, nei minimi dettagli con realismo e sobrietà. Una comunità che se da una parte opprime l’individuo dettandogli come deve vestire, cosa deve mangiare e chi deve frequentare, dall’altra aggrega e dà calore, qui condensato nella voce ipnotica e paterna di Giacomo (Pippo Delbono), Anziano della congregazione, che manterrà la stessa calma suadente anche quando metterà sotto processo Giulia, le chiederà particolari intimi della sua frequentazione con Libero, la metterà in imbarazzo e la umilierà, e poi quando andrà da lei a comunicarle di essere stata disassociata. Una sentenza spietata: neanche sua madre potrà rivolgerle più la parola.

La ragazza del mondo non è pertanto un film di denuncia. Anche il mondo di Libero, nel quale Giulia verrà catapultata fiduciosa, nasconde le sue insidie e rivela i suoi lati brutti (“da questo mondo è meglio stare alla larga, mica c’avete tutti i torti”, le dice il ragazzo). Giulia verrà assalita dai dubbi e dalla nostalgia. Ma una terza via è possibile, e il cammino verso la libertà, inarrestabile.

La ragazza del mondo è prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia con Rai Cinema, in coproduzione con la francese Barbary Film. Le vendite internazionali sono gestite da Intramovies; l’uscita italiana è prevista in autunno con Bolero Film

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