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Jesús: nel cuore della notte

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- SAN SEBASTIAN 2016: Rivelatosi con Carne de Perro, Fernando Guzzoni torna con un nuovo film aspro e cupo, diretto con grande abilità

Jesús: nel cuore della notte

Vincitore del premio del miglior film della sezione Nuovi Registi a San Sebastian nel 2012 con il suo primo lungometraggio di finzione, il tenebroso Carne de Perro [+leggi anche:
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, il cineasta cileno Fernando Guzzoni è passato quest'anno al livello superiore del festival basco con Jesús [+leggi anche:
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, presentato in competizione ufficiale dopo la sua prima mondiale a Toronto. Ma questa ascesa non ha alterato il mordente del cineasta che firma una nuova opera cupa quanto la precedente, trattando questa volta la questione del "peccato" e del senso di colpa dall’angolo della gioventù e del presente – dopo averlo fatto attraverso il filtro del passato – ed esplorando il dilemma morale di un personaggio centrale sull’orlo del baratro e al limite estremo dell'empatia dello spettatore.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)Cine Iberoamericano Int

Il film, stilisticamente riuscito dietro l’apparenza realistico-documentaria che analizza le derive di adolescenti abbandonati a se stessi nelle notti di Santiago, sviluppa la sua parabola in due tempi piuttosto distinti. La sceneggiatura scritta dal regista dapprima esplora minuziosamente il quotidiano del suo protagonista, Jesús (Nicolás Durán), un ragazzo di 18 anni in procinto di abbandonare la scuola, che vive con suo padre vedovo (Alejandro Goic), molto poco presente in casa, con cui la comunicazione è minima e l’incomprensione reciproca è massima (cene silenziose davanti alla tv, battibecchi ripetuti su occhiali da riparare o un cellulare da acquistare, ordini meccanici ad andare a scuola). A parte la passione per la danza K-pop e qualche avventura fugace (segretamente bisessuale), l'influenzabile Jesús sembra venir inghiottito da una banda di amici al limite della delinquenza, tra bevute notturne di Piscola in un parco (in realtà è un cimitero) e la visione,  accompagnata da risate, di un video del Cartello del Golfo messicano in cui si sgozza un Zeta. Un vagabondare che sfocerà in dramma, quando una notte il quartetto si accanirà contro un giovane sconosciuto picchiandolo fino a mandarlo in coma. Un evento che porta la narrazione a un faccia a faccia padre-figlio, con Jesús che deve affrontare le conseguenze del suo atto (il senso di colpa, le minacce dei suoi complici) e suo padre che deve decidere fino a che punto proteggere suo figlio.

Impregnato di straordinario realismo, il film deve molto alla fotografia eccezionale di Barbara Alvarez (già al lavoro in Carne de Perro e apprezzata anche per La mujer sin cabeza [+leggi anche:
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e E’ arrivata mia figlia!) che gioca abilmente con le ombre della notte e offre al regista gli ingredienti perfetti per dispiegare la sua consumata arte delle atmosfere deleterie e fare il ritratto di una società cilena brutale e tormentata. Un quadro senza concessioni tracciato con una serie di sequenze shock e crude in linea con una certa tendenza del cinema latinoamericano contemporaneo (Reygadas, Escalante, Franco) che ama mischiare il controllo puntuale della messa in scena e del tempo con lo scoppio delle pulsioni e le brusche virate del racconto. Questa inclinazione allo scoppio improvviso, specialmente carnale, la cui sovrabbondanza è discutibile e urterà un po’ le anime più sensibili, illustra con giustezza la spirale oscura che trascina Jesús verso la catarsi del suo giudizio. E sarà interessante vedere quale direzione prenderà in futuro Fernando Guzzoni, un cinesta chiaramente molto dotato, dopo questi due film che sondano con ostinazione il cuore delle tenebre.

Prodotto dai francesi di JBA Production con il Cile (Rampante Films), la Germania (Unafilm), la Grecia (Graal) e la Colombia, Jesús è venduto all’estero dalla società parigina Premium Films.

(Tradotto dal francese)

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