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VARSAVIA 2016 Discoveries

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Mother: una commedia fredda e buia

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- Questo terzo lungometraggio di Kadri Kõusaar, proiettato nella sezione Discoveries del Festival di Varsavia, è un film angosciante sulla solitudine di una donna

Mother: una commedia fredda e buia
Tiina Mälberg e Siim Maaten in Mother

Nel suo terzo lungometraggio, Mother [+leggi anche:
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, l’estone Kadri Kõusaar osserva un villaggio dove, dopo una rapina, tutti diventano sospetti di aver commesso il crimine. Dopo la sua anteprima a Tribeca ad aprile, questo film, scelto per rappresentare il suo paese agli Oscar, è stato proiettato la settimana scorsa nella sezione Discoveries del 32° Festival del Cinema di Varsavia.

La storia, ispirata alla fiction radiofonica Coma di Kevin McCan, ha per protagonista Elsa (Tiina Malberg): suo figlio grande, Lauri (Siim Maaten), è entrato in coma in seguito a un incidente avvenuto mentre prelevava del denaro. La successione degli eventi di quella notte quasi fatale e il luogo dove si trova ora il denaro sono le domande chiave dell’inchiesta che conduce la polizia locale – oltre al mistero del maglione rubato. Con espedienti comici che ricordano Fargo, il film ritrae la situazione inquietante di Elsa, che si ritrova intrappolata in uno spazio ridotto con un marito che parla appena e, al piano superiore, un figlio in coma.

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La quasi totalità di Mother si svolge a casa della nostra eroina o nel suo quartiere. Tutto il giorno, si prende cura di Lauri, si occupa del giardino e prepara il caffè per i vicini con l’unico scopo di scoprire dove potrebbe trovarsi il denaro. Nel frattempo, lo stato incosciente di Lauri ne fa il ricettacolo delle confessioni e delle proiezioni psicanalitiche di tutto il villaggio.

La forma semplice del film e le interpretazioni flemmatiche degli attori (che rimandano ai personaggi di Aki Kaurismäki) sono utilizzate in modo abile per sovrapporre al dramma personale degli elementi di commedia. Elsa è diventata una donna che guarda il mondo esterno dalla finestra – girando questo film quasi interamente sotto lo stesso tetto, Kõusaar è riuscito a trasmettere un senso di claustrofobia. Anche se è ossessionata dall’ordine e la pulizia, con i suoi colori e le sue luci fredde e i suoi grandi mobili, dal suo interno si sprigiona così nettamente la sua mancanza di calore che la si può quasi sentire. Elsa cucina e fa torte, il suo giardino è tenuto in modo impeccabile, ma le sue azioni seguono una routine meccanica: la passione, se è mai esistita tra queste mura, l’ha decisamente abbandonata. 

Il progetto Mother, scritto da Leana Jalukse e Al Wallcat e prodotto da Meteoriit, è stato offerto a Kõusaar dopo aver vinto un concorso nazionale di sceneggiature. Il regista era già noto per il suo primo lungometraggio, Magnus (2007), il primo film estone della storia a essere selezionato a Cannes (nella sezione Un Certain Regard). Dopo The Arbiter [+leggi anche:
recensione
scheda film
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 (2013), storia di uno scienziato che perde l’equilibrio dopo la rottura con la sua fidanzata, Mother conferma ancora una volta che Kõusaar è diventato uno dei registi estoni attuali da non perdere.

(Tradotto dall'inglese)

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