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SIVIGLIA 2016

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Los mutantes: i chiaroscuri dell’apprendimento

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- Gabriel Azorín fa una riflessione in bianco e nero sulla possibilità di imparare l’arte cinematografica, accompagnando gli studenti madrileni nello studio di qualcosa di inafferrabile

Los mutantes: i chiaroscuri dell’apprendimento

Il bianco e il nero, la purezza e il disincanto, l’illusione e lo scontro con la realtà. In mezzo, riflessioni, dubbi, cameratismo e un esercizio costante del porsi domande e prendere decisioni. Questo succede agli allievi dell’ECAM (Escuela de Cinematografía y del Audiovisual de la Comunidad de Madrid) dove si è formato Gabriel Azorín e dove torna il membro del collettivo lacasinegra per filmare il loro lavoro, dando così forma al suo primo lungometraggio in solitario: Los mutantes, presentato in prima assoluta nella sezione Resistenze del XIII Festival del Cinema Europeo di Siviglia, sempre attento alle correnti sotterranee più audaci del cinema spagnolo.

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Il film è lungi dall’essere un reportage o un aggiornamento di Saranno famosi. Il produttore e direttore dell’ECAM, Gonzalo Salazar-Simpson, ha dato carta bianca a Azorín affinché filmasse ciò che voleva, lo montasse e lo trasformasse in un lungometraggio. Il risultato è un film diviso in quattro atti in cui si mostrano i diversi aspetti di ciò che si fa in una scuola di cinema.

Nel primo, siamo testimoni del momento in cui terminano delle riprese e il team di scenografi ripulisce un muro che era stato decorato per il set; la scena è condita con dialoghi colloquiali, e la complicità finisce per sfociare nella partecipazione di un gran numero di persone al lavoro, contagiate dallo spirito di squadra e dal cameratismo. Nell’ultimo, girato con un nervoso telefono cellulare in contrapposizione alla camera montata su un  treppiedi del primo, assistiamo a un set, alle sue innumerevoli ripetizioni e al suo caos. Nel mezzo, saremo un allievo in più che assiste alle analisi di lavori già realizzati e proiettati: professori come Sergio Oksman (regista di O futebol [+leggi anche:
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) esaminano, criticano o elogiano il lavoro di alcuni allievi, mentre questi difendono o spiegano le decisioni prese durante l’elaborazione dello stesso.

Girato in un bianco e nero a tratti inquietante, tutt’altro che caldo e accogliente, Los mutantes è una riflessione sul processo di diventare cineasta a partire dal dubbio, il desiderio e la crescita come individuo con una voce propria all’interno di un collettivo: coloro che vi compaiono sono alla ricerca di una epifania che li aiuti a dar forma alle loro idee, con uno strumento – l’audiovisivo – che nel suo stesso uso va cambiando, mutando come lo stesso aspirante cineasta fa durante il tempo che permane all’interno dell’istituzione educativa.

E’ quindi, questo, un film di non finzione che cerca di mostrare quel processo di maturazione di cui ogni artista ha bisogno per essere libero. Anche se non è stato mostrato nella stessa ECAM dove è stato girato: sarebbe interessante vedere come i suoi autori verrebbero analizzati da quegli stessi allievi, e se secondo loro Azorín è riuscito a catturare quel processo quasi inafferabile di conversione in artista, cosa che può scontrarsi col sacrosanto concetto di disciplina.

(Tradotto dallo spagnolo)

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