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SUNDANCE 2017

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In Loco Parentis: sorrisi e lacrime

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- Il documentario di Neasa Ní Chianáin e David Rane, prodotto da Spagna e Irlanda, si introduce in un istituto scolastico dove gli insegnanti trasmettono ai bambini i valori e l'etica

In Loco Parentis: sorrisi e lacrime

Una coppia matura – John e Amanda Leyden – è nel salone della sua casa, nella campagna irlandese, mentre un cane enorme, seduto sul tavolo, controlla attraverso la finestra chi si avvicina. I due parlano dell’arrivo di alcune persone, si chiedono se sono in grado di occuparsene come si deve e, tra le righe, parlano di quanto amano il loro lavoro. Poi salgono su un’auto e, dopo aver attraversato un bosco, arrivano in un enorme edificio del XVIII secolo: il collegio di scuola primaria Headfort. Comincia così il documentario In loco parentis [+leggi anche:
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di Neasa Ní Chianáin e David Rane, in concorso questa settimana al Festival di Sundance (leggi la news): un’incursione affascinante, naturalistica e osservativa in questo collegio, dove insieme a questa coppia di insegnanti che vi lavora da quasi mezzo secolo, arrivano tanti bambini, maschi e femmine, per cominciare l’anno scolastico.

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Prodotto da Irlanda e Spagna, In loco parentis si è forgiato nel corso di quattro anni ed è stato girato in due: il primo è servito come test per il secondo in cui i due registi, con un’attrezzatura minima, si sono mimetizzati con i mobili del collegio e sono passati quasi del tutto inosservati agli allievi. Il risultato è che i bambini a malapena guardano l'obiettivo e vivono la loro vita quotidiana come se nessuno li stesse filmando. E’ questo uno dei pregi di un film che, con atteggiamento ottimista e una dose di idealizzazione, esalta la figura di questi educatori che trasmettono valori e principi sempre più richiesti dai genitori. Perché quando lasciamo i nostri figli a scuola... chi si incarica davvero di educarli? E quali valori vengono loro inculcati?

Qui gli insegnanti, come indica il titolo, sono veri e propri tutori e si preoccupano, ben oltre le lezioni di latino, letteratura e matematica, di come sono i bambini, come si relazionano fra loro o cosa li preoccupa: c’è una scena, ad esempio, in cui un’insegnante consola una bambina che piange perché le manca casa. Mentre insegnano la responsabilità, la libertà e la tolleranza (magnifico il momento del dibattito, in classe, sul referendum sul matrimonio gay), partecipano anche a una sorta di mondiali di calcio (ci sono bambini di varie nazionalità) e a un festival pop-rock, passione che John inculca nei bambini. Così, il piacere si alterna con il sacrificio: in questa scuola senza lussi, bisogna svolgere diversi compiti, non solo accademici, come lavarsi la propria divisa.

Il documentario ritrae questa esperienza infantile volta a forgiare persone con una propria volontà, indipendenti e socialmente intraprendenti, capaci di cavarsela da sole, cosa che molti genitori vogliono che i loro figli imparino: gli stessi registi hanno iscritto i propri in questa scuola e si sono mescolati con loro. Il risultato sono state 500 ore di girato, che hanno richiesto un anno di montaggio.

In loco parentis (in latino, “al posto dei genitori”) è una produzione di Soilsiu Films (Irlanda) e Gris Medio (Spagna), con la partecipazione di Televisión Española: una collaborazione nata al festival Miradasdoc, grazie alla produttrice esecutiva Montse Portabella e Andrés Luque. Angelo Orlando e Efthymia Zymvragaki si sono occupati della produzione. Il film è supportato anche dal programma MEDIA.

(Tradotto dallo spagnolo)

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