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Cronologia: un'equazione molto complessa

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- Il malcontento degli esercenti francesi per la selezione in concorso a Cannes di due film Netflix ravviva il feroce dibattito sulla cronologia

Cronologia: un'equazione molto complessa
Okja di Bong Joon-ho, finanziato da Netflix e selezionato in concorso a Cannes

Selezionando tra gli aspiranti alla Palma d’Oro del 70° Festival di Cannes (dal 17 al 28 maggio) due film finanziati da Netflix (Okja del coreano Bong Joon-ho e The Meyerowitz Stories dell’americano Noah Baumbach), il delegato generale Thierry Frémaux ha provocato la reazione ostile della Federazione Nazionale dei Cinema Francesi (FNCF), riaprendo in Francia un dibattito ricorrente e finora senza soluzione su un’eventuale riforma della cronologia dei media (il calendario della diffusione delle opere sui diversi supporti a partire dall’uscita in sala).

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Per la FNCF, "le sale cinematografiche non mettono in discussione la libertà di programmazione del primo festival al mondo, né il fatto che nuovi attori internazionali contribuiscano legittimamente, come Amazon, allo sviluppo e al finanziamento del cinema, ma contestano questa scelta". Il loro timore principale è che i film Netflix non escano in sala, cosa che in linea di principio non dovrebbe accadere poiché sarebbe in cantiere un "accordo" come quello stretto per i tre film francesi acquistati da Netflix l'anno scorso sulla Croisette (leggi l'intervista a Frédéric Dubreuil). D’altro canto, è ovvio che le intenzioni egemoniche chiaramente espresse da Netflix di sostituirsi totalmente alla sala indispongano fortemente gli esercenti, tanto più che la piattaforma americana sfugge alla regolamentazione francese, specialmente fiscale, e non contribuisce al ben oliato sistema francese di finanziamento delle opere.

Questo episodio ha tuttavia il grande merito di riportare in primo piano la questione di un’eventuale riforma della cronologia dei media in Francia. La questione è in ballo da un decennio, le molteplici trattative professionali sul tema sembrano non finire mai, e questo per due ragioni principali. La prima è di ordine corporativista: in pratica, ogni segmento della filiera difende le proprie posizioni con un accanimento che alimenta l’immobilismo, con gli esercenti che hanno eretto una sorta di muro di Berlino ("sistema vincente non si cambia") fondato sull’apparente stato di salute della frequentazione delle sale in Francia e la solida quota di mercato dei film nazionali, mentre è evidente che alcuni film non godono dell’esposizione in sala che meriterebbero (e altri sono sovraesposti, quindi i risultati non sono molto convincenti...). Quanto ai canali TV, specialmente pay, che continuano a essere il pilastro del virtuoso sistema francese di finanziamento delle opere, ma che subiscono il calo di popolarità dei film prima della loro messa in onda, le richieste di anticipo delle loro finestre (Canal+ vorrebbe ad esempio passare da 10 a 6 mesi dopo l’uscita in sala) si scontrano con le varie condizioni chieste in cambio da alcune associazioni di produttori e registi (SRF, UPC e SPI chiedono fra l’altro che l’accesso dei film in VoD, oggi fissato a quattro mesi dopo l’uscita in sala, non sia più chiuso durante la finestra Canal). I distributori oscillano invece tra l’apertura alla possibilità di uscita in sala e VoD in "day-and-date" e la difesa della vetrina della sala (con eventualmente il VoD geolocalizzato).

Al di là della difesa degli interessi corporativisti, le trattative sono impantanate anche a causa della sofisticazione del modello francese, in cui ogni modifica potrebbe avere un effetto domino. Ma il mondo del cinema è cambiato molto velocemente negli ultimi tempi, in particolare con lo "streaming pirata" che è diventato purtroppo una modalità di consumo dei film più che comune (un fenomeno appena mascherato dal fatto che i pirati francesi vanno a vedere anche i film in sala), cosa che ostacola nettamente la crescita del VoD legale. Per non parlare poi della disponibilità dei film in SVoD per abbonamento 36 mesi dopo l’uscita nelle sale, un intervallo decisamente assurdo per i tempi moderni, ma che perdura, logicamente, per salvaguardare le esclusive delle varie TV che hanno partecipato al finanziamento dei film. Insomma, la questione non è semplice, e nonostante il CNC partorisca regolarmente qualche proposta di adeguamento, le discussioni arrivano sempre a un punto morto. Il caso Cannes-Netflix avrà forse l’effetto di dare uno scossone alla questione? Niente è certo, data la complessità del caso, ma avrà quantomeno il vantaggio di puntare i riflettori su un affare per il quale anche un piccolo sforzo simbolico sarebbe già un significativo passo in avanti collettivo, laddove la divergenza di interessi impedisce al momento qualsiasi accordo più ambizioso (che sarebbe comunque il caso di considerare seriamente prima di esservi costretti dalla contrazione economica entro qualche anno).

(Tradotto dal francese)

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