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CANNES 2017 Un Certain Regard

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Western: un luogo e un volto

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- CANNES 2017: Valeska Grisebach rivisita con finezza i codici del western trasportandoli nella nostra epoca, nella Bulgaria profonda, e con operai tedeschi

Western: un luogo e un volto
Meinhard Neumann (a sinistra) in Western

E’ estate, il caldo regna nel sontuoso panorama boschivo ed etereo della riserva naturale bulgara di Ali Botush, non lontano dal confine con la Grecia, e alcuni operai incaricati di preparare il terreno alla costruzione di una centrale idraulica issano la bandiera nazionale tedesca in cima a un’alta collina, dove hanno installato il loro campo base. Scavatrici, motoseghe, dormitori, fiumi da deviare, virilità ad alto tasso alcolico intorno al fuoco: è in questo universo molto maschile che si è immersa la regista tedesca Valeska Grisebach con Western [+leggi anche:
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, svelato nella selezione Un Certain Regard del 70° Festival di Cannes. Ma la cineasta rivelatasi a Toronto con Be My Star nel 2001 per poi passare in concorso a Berlino con Désir(s) [+leggi anche:
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nel 2006, non manca di finezza e, come indica il titolo del film, ha deciso di appropriarsi di un racconto realista contemporaneo iniettandovi abilmente tutti gli ingredienti dei classici che oppongono cowboys e indiani, per trattare in fondo la questione dell’immigrazione economica e dell’integrazione.

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Antieroe di poche parole, Meinhard (Meinhard Neumann) si dissocia discretamente dalla decina di operai tedeschi guidati dal prepotente Vincent (Reinhardt Wetrek) che non hanno alcuna considerazione ("è tutto un casino qui", "un vero viaggio nel tempo, un ritorno al passato") per gli abitanti del villaggio vicino di cui non capiscono la lingua e con cui hanno rapporti leggermente paranoici ("bisogna essere vigili, fare la guardia") e irrispettosi (fischiano le ragazze, danno loro fastidio). Col suo misterioso passato di ex legionario che ha servito in Afghanistan e in Africa, Meinhard che incarna il prototipo del personaggio venuto dal nulla e senza legami, tenta un approccio con i locali (alcuni dei quali inizialmente riluttanti a familiarizzare), di farsi accettare al di là della barriera della lingua e cominciare a condividere qualcosa con loro: una macchina nella notte, piccoli lavori, una bevuta, una partita a poker, un pasto, l’amicizia con Adrian (Syuleyman Alilov Letifov) e persino un amore. Ed è un cavallo bianco a servirgli da collegamento per stabilire un contatto e continuare a fare la spola dal campo al villaggio. Ma i suoi connazionali, e soprattutto Vincent che mira alla stessa ragazza, non apprezzano il suo "passaggio al nemico", tanto più che si pone la questione cruciale dell’accesso a una risorsa indispensabile e limitata nella zona: l’acqua.

Giocando molto delicatamente, e con un minimo di suspense, con la trasposizione di un genere che solitamente imbocca la strada della violenza, Valeska Grisebach si appoggia a una sceneggiatura ben costruita (che ha scritto lei stessa) con un susseguirsi molto fluido delle scene. Ciascuna di esse contribuisce alla costruzione del film e finisce per mostrare il vero volto del suo insieme, quello di una fratellanza possibile, anche in un mondo in cui la legge del più forte tenta sempre d’imporsi, ma dove il ribaltamento dei valori è sempre possibile. Un proposito che la regista persegue con un ritmo posato che corrisponde perfettamente alla splendida cornice naturale in cui si sviluppa la trama e che diventa un vero e proprio personaggio di un film dotato d’intelligenza e di un grande fascino insidioso.

Prodotto dai tedeschi di Komplizen Films, Western è coprodotto dagli austriaci di Coop99 e i bulgari di Chouchkov Brothers. Le vendite internazionali sono affidate a Films Boutique.

(Tradotto dal francese)

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