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Entrevista - Venice Days 2014

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Ivano De Matteo • Director

Ivano De Matteo • Director

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Ivano de Matteo, director de Gli equilibristi, vuelve a Venecia con The Dinner, una película sobre dos familias que son colocadas patas arriba tras una estúpida artimaña llevada a cabo por sus respectivos hijos, basada en la novela La Cena de Herman Koch.

Cineuropa: Che cosa l’ha colpita di più del libro da cui è tratto il film?

Ivano de Matteo: Avevamo già l’idea, con la mia compagna, di scrivere qualcosa su questa problematica. Poi ho letto il libro “La cena” e ne sono rimasto colpito. Mi ha colpito questa storia semplice, molto fredda, ed è questo che ho voluto riportare nel film: quello sguardo freddo, ghiacciato, da fuori. Poi ho mantenuto la struttura e la domanda semplice alla base: che cosa faresti se accadesse a te? Dal libro ho tolto alcune cose che per il mio film non andavano bene, la nazione stessa dove era ambientato aveva problematiche diverse, e ho trasformato i due fratelli, che lì erano un primo ministro e un insegnante di liceo, e li ho fatti diventare un avvocato penalista e un dottore. Così abbiamo pensato a questo prologo iniziale, questo incidente terribile, dopo il quale andiamo a conoscere i due fratelli, le due famiglie. Quasi a metà film, poi, accade l’evento, ed è lì che si intrecciano le storie, come in una struttura a otto.

Che cos’altro ha modificato rispetto al libro?

Nel libro c’erano dei flashback: di loro bambini, di loro durante il fatto accaduto e di loro a cena. Ho pensato di allargare il campo. Il libro è ambientato tutto in un ristorante, bisognava aprire e andare nel passato. Due, tre punti li ho voluti togliere: ad esempio, la malattia genetica, di violenza, che aveva il protagonista del libro, che veniva tramandata al figlio. Era una sorta di giustificazione all’atto, il figlio aveva fatto questo perché era malato. Questa cosa l’ho tolta, perché è una cosa che può accadere a tutti, a prescindere anche dalla classe sociale e da dove vieni. Loro sono borghesi ma potevano anche essere proletari. Non è una critica alla borghesia. E’ solo un’analisi fredda. Mi piaceva nel libro come erano raccontati i fatti violenti, con un filtro di ghiaccio, come se il dolore e la violenza fossero naturali. E’ come una cascata di acqua gelata, i personaggi rimangono immobili, ci sono solo micro movimenti, non c’è enfasi. Poi ho lavorato sul cambiamento e la trasformazione dei personaggi: a volte sembriamo fatti in un modo, poi esce fuori l’altra parte. Tutti abbiamo delle maschere, che a me piace strappare. E quando succedono certe cose, siamo tutti più o meno uguali.

Come cambia qui il suo sguardo sulla famiglia rispetto ai film precedenti?

Ne La bella gente, era un elemento esterno che veniva a scardinare, o perlomeno a intralciare quel meccanismo che sembrava forte (quello di una famiglia unita) e che invece si rivela un meccanismo di porcellana. Ne Gli equilibristi, era invece un elemento che da dentro il nucleo usciva e bloccava questo meccanismo. In questo caso, a generare l’implosione/esplosione della famiglia è un evento. Evento tragico che sembrerebbe una semplice bravata: da giovani abbiamo tutti sfiorato il dramma, magari senza rendercene conto. Camminare ubriachi su un ponte, uccidere una persona… La cazzata è sempre in agguato, e questo mi preoccupa non poco, dato che i miei figli stanno per arrivare all’età della pre-adolescenza. La paura, quindi, è anche un po’ la mia.

E lei, che cosa farebbe al posto dei genitori del film?

Credo che non sia possibile rispondere senza il fatto avvenuto. Si possono fare supposizioni moralistiche o rivoluzionarie. A freddo, direi che non riuscirei a denunciare mio figlio. Spero che non accada mai perché poi cambia tutto. Quando arrivano cose forti come la polizia, le denunce, diventi un pezzo di ghiaccio e parli piano, escono poche parole, cerchi quella giusta, perché ti arriva addosso un mare di roba, quella che ti porti dal passato e quello che ti accadrà in futuro. Rispondere è molto difficile.

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