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CANNES 2021 Concorso

Recensione: Lingui, les liens sacrés

di 

- CANNES 2021: Mahamat-Saleh Haroun firma un'opera limpida su una madre che cambia direzione e decide di sfidare i divieti sociali e religiosi per amore di sua figlia

Recensione: Lingui, les liens sacrés
Rihane Khalil Alio e Achouackh Abakar in Lingui, les liens sacrés

Tornato per la terza volta in concorso a Cannes dopo Un homme qui crie [+leggi anche:
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(premio della giuria nel 2010) e Grigris [+leggi anche:
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(nel 2013), il ciadiano Mahamat-Saleh Haroun ripropone in Lingui, les liens sacrés [+leggi anche:
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lo stile sobrio (che non esclude né morbidezza né incarnazione fisica) e paziente che caratterizzavano, per esempio, Daratt - Saison sèche [+leggi anche:
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(2006). Un approccio ulteriormente corroborato dalla padronanza formale dell’essenza cinematografica che il regista ha acquisito lungo il percorso, e che gli consente di esplorare, con accuratezza e determinata semplicità, una tematica femminista di primaria importanza in una società ciadiana dominata da uomini e precetti religiosi.

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"Mi dispiace dirtelo così, ma Maria è incinta. È stata cacciata dal liceo, non fa bene all'immagine". Amina (la carismatica Achouackh Abakar) sospettava che qualcosa non andasse ultimamente con sua figlia (Rihane Khalil Alio) che aveva tagliato i contatti con sua madre, rifugiandosi e rigirandosi nel sonno. La situazione rappresenta uno specchio doloroso per Amina essendo stata lei stessa una ragazza-madre, rifiutata dalla sua famiglia e guardata dall'alto in basso dalla maggior parte della gente. Frequentatrice da una decina d’anni della confraternita dell'iman (che la esorta a non perdere nessuna preghiera in moschea per assicurarsi che si "purifichi dai suoi peccati" e che la insegue a casa quando lei prende un po' le distanze), questa donna forte lavora senza sosta recuperando all'interno di vecchi pneumatici i fili intrecciati dei cavi con i quali costruisce piccoli fornelli che poi vende come meglio può. Ma non è interessata alla protezione di un uomo e schiva le proposte di matrimonio del vicino Brahim (Youssouf Djaoro), dedicandosi interamente alla vita presente e futura di sua figlia. Inoltre, quando quest'ultima le annuncia di voler abortire ("lascia che mi liberi dal mio corpo"), cosa severamente vietata dalla legge – un medico rischia 15 anni di carcere – e dalla religione, e quando la disperazione spinge l’adolescente sull’orlo del suicidio, Amina decide di agire con discrezione, bussare a tutte le porte possibili e cambiare il suo punto di vista sul mondo...

Bellissimo ritratto di una donna che prende coraggiosamente in mano il proprio destino e di un tenero rapporto madre-figlia, ma anche di un paese dove le donne si aiutano di nascosto, Lingui, les liens sacrés lavora su poche figure archetipiche, tessendo un favola moderna in cui ogni inquadratura è scolpita all’insegna della sobrietà, la chiarezza e l’intimità (una menzione va a Mathieu Giambini per la direzione della fotografia). Toccando temi pesanti come l'aborto, lo stupro e l'escissione, il film sceglie di non trattarli in maniera frontale, ma di avvicinarli dall'interno, dove ciò che è nascosto circola liberamente tra sorelle e aspetta solo di affermarsi alla luce del sole, spingendo già il futuro in questa direzione.

Prodotto dalla società francese Pili Films e i ciadiani di Goï-Goï Productions, e coprodotto dai tedeschi di Made in Germany e i belgi di Beluga Tree, Lingui, les liens sacrés è venduto nel mondo da Films Boutique.

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(Tradotto dal francese)

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