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VENEZIA 2021 Settimana Internazionale della Critica

Recensione: Mondocane

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- VENEZIA 2021: L’esordio di Alessandro Celli ambientato in una Taranto degradata e tossica è un divertimento distopico che con leggerezza riflette sul presente e ci ammonisce sul futuro

Recensione: Mondocane
Dennis Protopapa e Giuliano Soprano in Mondocane

Due ragazzini pescano in mare una grossa croce di legno ma non sanno nemmeno chi sia quel Cristo inchiodato. Sullo sfondo alte ciminiere fumanti contaminano l’aria. Sulla palizzata c’è scritto “zona interdetta”. Siamo a Taranto, uno dei porti commerciali più importanti del Mediterraneo, in un giorno qualsiasi di un futuro prossimo in cui la civiltà è degradata e si è perso. Mondocane [+leggi anche:
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- opera prima di Alessandro Celli in concorso alla Settimana della Critica di Venezia - è un lodevole tentativo italiano di girare una storia glocal calata in una realtà contro-utopica con un terzo di autorialità e due terzi di azione e spensierata violenza. Questi ultimi raccolgono impulsi da quel vasto universo che spazia al di qua e al di là dell’Oceano, da John Carpenter a Sergio Martino, da George Miller al Signore delle Mosche e Waterworld, innumerevoli graphic novel, videogiochi “sparatutto” e vari B movies degli anni 70. Il terzo di autorialità soddisfa istanze ambientaliste che si riferiscono alla disastrosa vicenda degli stabilimenti Ilva di Taranto che hanno avvelenato e ucciso centinaia di operai e cittadini negli ultimi decenni e, più in generale, all’ecosistema del pianeta minacciato. Il film è prodotto da gente che ama il cinema di genere, come Matteo Rovere (il produttore-regista prodigio di Veloce come il vento [+leggi anche:
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e showrunner, produttore e regista della serie originale di Sky Italia Romulus, mentre attualmente sta lavorando a Delta, noir-western d'autore di Michele Vannucci) e Gianluca Curti che con il cinema pop è cresciuto.

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Protagonisti sono due pulcini dal grande potenziale, Dennis Protopapa e Giuliano Soprano, nel film Piero e Christian detti Mondocane e Pisciasotto, amici per la pelle, che dopo aver dimostrato del fegato e una certa padronanza delle armi durante una rapina, vengono ammessi nella comunità delle Formiche. Le Formiche sono una gang di piccoli criminali senza famiglia che terrorizzano la parte “sana” della città, Taranto Nuova, e si ritirano in un covo sconosciuto, a lungo ricercato da una zelante poliziotta (Barbara Ronchi). Nel Formicaio non esiste la proprietà, le armi e le motociclette sono di tutti e ci sono anche dei rospi allucinogeni da leccare per passare la serata. Leader incontrastato delle Formiche è Testacalda, figura antipaterna con diritto di vita e di morte sui piccoli monelli armati di mitraglietta. Lo impersona la guest star Alessandro Borghi, uno dei migliori attori della nuova generazione, che qui elargisce carezze sulle testoline e feroci punizioni, roteando gli occhi per mostrare il suo livello di sociopatia. Il suo piano è raccogliere tanta grana da riconquistare Taranto e renderla un posto migliore. La sottomissione a Testacalda minaccerà l’amicizia e la libertà dei due protagonisti, affiancati da un’altra piccola promessa del cinema italiano, Ludovica Nasti. L’esordio lusinghiero dell’italo-canadese Celli è un divertimento distopico (un aggettivo che fino a qualche tempo fa era conosciuto solo dagli appassionati di fantascienza) che con leggerezza vuole riflettere sul presente e ammonirci sul futuro.

Mondocane è prodotto da Groenlandia e Minerva Pictures con Rai Cinema. Minerva cura anche le vendite internazionali, mentre 01 Distribution porta il film nelle sale italiane il 3 settembre in 200 copie.

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