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SOLETTA 2022

Recensione: L’art du silence

di 

- Il secondo lungometraggio di Maurizius Staerkle Drux getta uno sguardo nuovo sulla vita e l’arte del celebre mimo Marcel Marceau

Recensione: L’art du silence

Presentato in prima mondiale alle Giornate di Soletta 2022 dove concorre per il Prix de Soleure, L’art du silence [+leggi anche:
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scheda film
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del regista svizzero Maurizius Staerkle Drux è il primo documentario dedicato al mitico mimo francese Marcel Marceau che ha ispirato generazioni intere d’artisti, dal celebre clown svizzero Dimitri che ha fatto parte della sua compagnia fino a David Bowie e Kate Bush il cui mentore Lindsay Kemp ha studiato la danza e il mimo proprio da Marceau.

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Riflettendoci bene però, L’art du silence non è solo il ritratto di Marcel Marceau ma anche e forse soprattutto uno studio sull’arte stessa del mimo, sulle ragioni della sua esistenza. Quello che è certo è che il film è nato da una vicenda personale, quella del regista figlio di Christoph Staerkle, noto mimo svizzero sordo. È a partire dalla sordità, o meglio dall’assenza di parole che contraddistingue l’arte insegnata e rappresentata incessantemente da Marcel Marceau, che il film nasce. È dalla necessità di liberare il linguaggio dalle parole, di restituire al gesto tutta la sua carica espressiva che il film si dirama. Il famosissimo mimo francese diventa allora incarnazione stessa di un’arte che affonda le sue radici nel bisogno di sfuggire alla tragicità della realtà per ritrovare la ragione stessa del vivere insieme.

Al di là del fascino che le mimiche e i gesti di Marceau hanno suscitato e continuano a suscitare si nasconde infatti, come svelato dal film, una vita e soprattutto un’infanzia marcata da ferite profonde impossibili da cancellare. Invece di trasformare la sua rabbia in amarezza, colui che si chiamava ancora Marcel Mangel è riuscito a sublimarla, ad imprigionarla in un silenzio che esprime ciò che le parole non possono più dire. L’art du silence mette l’accento sull’universalità di un’arte che travalica le culture e abbatte le frontiere linguistiche.

Attraverso immagini d’archivio e testimonianze dello stesso Marceau, ma anche inedite dichiarazioni dei suoi famigliari: sua moglie Anne Sicco, le sue figlie Aurélia e Camille Marceau e suo nipote Louis Chevalier, il film getta uno sguardo nuovo sulle motivazioni che hanno spinto Marcel Mangel a diventare il mimo Marcel Marceau. Centrale in questa trasformazione è sicuramente stato il trauma provocato dalla deportazione e dall’uccisione di suo padre nel famigerato campo di concentramento di Auschwitz. È proprio la violenza di un tale avvenimento, insieme all’incupirsi del mondo nel suo insieme e alla conseguente perdita di empatia che per lungo tempo ha ricoperto tutto, che l’hanno spinto ad integrare la Resistenza francese e a salvare da un tragico destino molti bambini ebrei aiutandoli ad attraversavano la frontiera con la Svizzera. Come ammesso dalle sue figlie, è proprio questo pacifismo, questa resistenza silenziosa che ha dato vita al mimo più conosciuto al mondo.

A completare un ritratto che sgorga dal passato ci pensa la rappresentazione teatrale che la famiglia di Marceau sta allestendo in suo onore e che il regista osserva con una certa dovuta distanza. Sorta di “trait d’union” fra generazioni diverse ma ugualmente impregnate di tolleranza e anticonformismo, il nipote di Marceau, Louis, ci parla senza pudori della sua concezione della mascolinità infine libera dai diktat del binarismo di genere. Come suo nonno, Louis cerca nell’arte, e questa volta nella danza, le parole che sfuggono al linguaggio. Come lui scava nel suo profondo per parlare di ciò che il mondo vuole, per paura, tenere nascosto. Louis, ma anche Maurizius, ognuno con la propria arte di predilezioni, continuano allora una tradizione che ha ancora molto da offrire.

L’art du silence è prodotto dalla svizzera Beauvoir Films (che detiene anche i diritti all’internazionale) insieme alla tedesca Lichtblick Film und Fernsehproduktion, ZDF/ARTE, SFR Schweizer Radio und Fernsehen e RTS Radio Télévision Suisse.

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