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ANNECY 2026

Recensione: Blaise

di 

- Dimitri Planchon e Jean-Paul Guigue firmano un'opera prima il cui fascino singolare attinge con umorismo a un realismo leggermente spiazzante, un piccolo teatro degli equivoci intimo e sociale

Recensione: Blaise

"Perché focalizzarsi sul giudizio degli altri?". Questa domanda, lanciata da un’orientatrice scolastica che il padre del liceale protagonista di Blaise di Dimitri Planchon e Jean-Paul Guigue tende a confondere con una terapeuta, permea, con una deliziosa miscela di serietà e bonaria ironia sarcastica, un'opera prima dal tono decisamente particolare. Un’originalità cesellata dal tempo, poiché affonda le sue radici nell’omonima trilogia a fumetti di Planchon e in una serie animata (30 episodi da 30 minuti ciascuno) per Arte. Il film è stato presentato a Cannes nel programma dell’ACID e, questa settimana, nel concorso Contrechamp al 45mo Festival del film d’animazione di Annecy.

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L’angoscia per il giudizio altrui, con come conseguenze malintesi, bugie e una miriade di complicazioni (molto divertenti), è il grande cruccio di Blaise (16 anni, che non vuole in nessun modo farsi notare) e dei suoi genitori Carole (il cui obiettivo è farsi amare dal piccolo team del suo nuovo posto di lavoro, dove arriva preceduta da una cattiva reputazione) e Jacques (che scopre all’improvviso, con un grande shock narcisistico, che la migliore amica di sua moglie lo ha considerato un deficiente per quasi trent'anni). È così anche per Joséphine, figlia unica del padrone dell’azienda Durieux-Valois (dove lavora Carole), che si invaghisce di Blaise, scambiandone il mutismo per mistero e profondità. Questi sentimenti spaventano un po' l'adolescente (pur attirandolo, ovviamente, dato che questa dinamica inconscia di paura e attrazione è all'opera per tutto il film), portandolo a fingere di appartenere alla classe operaia, il che a sua volta costringe Josephine a nascondergli le sue origini altolocate. Questi giochi a nascondino con se stessi ("Non mi sono buttata su di te, sono scivolata sul tappeto") fanno sì che tutti i personaggi inciampino. Ma essi evolvono comunque, anche contro la loro volontà, il tutto in un clima sociale teso dove incombe la violenza rivoluzionaria...

Come la sua tecnica del ritaglio della carta, che deforma leggermente i tratti dei personaggi, Blaise opera sottili cambiamenti e gioca meravigliosamente con la realtà che ritrae con tanta precisione (i rapporti genitori-adolescenti, la goffaggine dei primi passi amorosi, la solitudine contemporanea, il bisogno di riconoscimento, la radicalità del clima politico, ecc.). Il duo di registi (sostenuto dalla co-sceneggiatrice Clémence Lebatteux) sa modulare alla perfezione il tono originale, flirtando con i piccoli lati assurdi dell’esistenza e delle convenzioni sociali, con spassosi dialoghi tra sordi, con gli equivoci. Questo camuffamento umoristico, sempre delicato ma nondimeno pungente (include una lunga e interessante citazione di Engels), rende Blaise un'opera intelligente, ben meno innocente (nel senso migliore del termine) di quanto la sua piacevole, giocosa e spensierata apparenza lasci intendere.

Blaise è prodotto da KG Productions. Best Friend Forever gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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