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TORONTO 2026 Platform

Recensione: Idda

di 

- Irene Dionisio trasforma il ritrovo tra due amiche d’infanzia in un delicato, visivamente solido, studio sulla memoria, sulla distanza e sui modi curiosi in cui l’affetto sopravvive al cambiamento

Recensione: Idda
Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano in Idda

A nove anni da Le ultime cose, Irene Dionisio torna alla finzione con Idda, presentato in prima mondiale nella sezione Platform del Festival di Toronto. Il suo titolo significa “lei” in siciliano ed è anche un modo familiare di riferirsi all’Etna, la cui presenza incombe sul film non solo come paesaggio, ma anche come una forza instabile, quasi senziente.

Adele (Tecla Insolia) e Sofia (Romana Maggiora Vergano) erano inseparabili da bambine, ma l’età adulta le ha spinte su strade diverse. Riunite dopo un lungo periodo di lontananza, decidono di mantenere una vecchia promessa e salire insieme sull’Etna. Il viaggio ha inizialmente l’aria libera e spontanea di due amiche che cercano di riaccendere un’intimità che danno per scontato sia ancora lì. Eppure, piccole irritazioni, silenzi e ricordi irrisolti fanno capire progressivamente che ciò che le lega ha ormai più a che fare con il passato condiviso che non con chi sono diventate.

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È qui che Idda risulta più convincente. Dionisio, che ha co-sceneggiato il film con Marco Borromei, evita di trasformare l’amicizia femminile in una sorellanza senza ombre o in una rivalità conclamata. Piuttosto, coglie il disagio meno drammatico ma più riconoscibile di scoprire che qualcuno che un tempo ti capiva d’istinto è diventata in parte inconoscibile. Il film affonda inoltre le radici in una contemporanea incapacità di comunicare: Adele e Sofia parlano, litigano e si riavvicinano fisicamente, ma non riescono ripetutamente a mettere in parole ciò di cui hanno davvero bisogno l’una dall’altra.

Insolia e Maggiora Vergano sostengono benissimo questa incertezza. Entrambe le interpretazioni sono attraversate da una fragilità, ma in registri opposti: Adele è più introversa e vigile, mentre Sofia appare più libera e impulsiva, anche quando quella scioltezza comincia a somigliare a un altro meccanismo di difesa. La loro chimica rende credibile l’amicizia anche nei momenti in cui lo spettatore può legittimamente chiedersi perché queste due persone siano ancora amiche. La risposta sembra risiedere proprio nella memoria, nell’abitudine e nella geografia emotiva dell’essere cresciute insieme.

La fotografia di Gergely Pohárnok è altrettanto attenta a evitare scorciatoie scontate. Fortunatamente, la Sicilia rappresentata nel film raramente ricorda quella delle cartoline o delle campagne promozionali turistiche. Gran parte del paesaggio urbano potrebbe appartenere quasi a qualsiasi luogo, mentre l’isola si impone con più forza attraverso la natura e, inevitabilmente, l’Etna. La cenere, la roccia, il fumo e l’immensità del vulcano scalzano progressivamente il mondo quotidiano, consentendo al film di spostarsi da un dramma intimo d’amicizia verso qualcosa di più perturbante. Un’ultima sequenza particolarmente incisiva spinge questa trasformazione al massimo, raggiungendo un registro ultraterreno senza abbandonare la prospettiva emotiva che ha guidato il film.

Eppure Idda non scava quanto i suoi passaggi più riusciti lascerebbero sperare. La sceneggiatura omette molto, a volte con esiti felici, altre volte lasciando invece il desiderio di saperne di più su Adele e Sofia, sugli anni trascorsi l'una lontana dall'altra e sulle ragioni alla base di certe scelte, compiute sia dentro che fuori scena. Alcune rivelazioni, di conseguenza, hanno meno peso del previsto, mentre la metafora centrale dell’Etna rischia talvolta di farsi eccessivamente esplicita.

Resta il fatto che l’ultimo lavoro di Dionisio è un ritratto sensibile e formalmente compiuto di un rapporto la cui importanza non si può misurare semplicemente in base al fatto che “funzioni” ancora o meno. La sua idea più persuasiva è anche la più semplice: le persone cambiano, le amicizie mutano e a volte ciò che sopravvive non è né la piena comprensione né tantomeno la compatibilità, bensì la traccia lasciata dall’aver conosciuto a fondo, un tempo, un’altra persona.

Idda è prodotto da Kino Produzioni insieme a Rai Cinema, Andromeda Film, EDI Effetti Digitali Italiani e Wise Pictures. Rai Cinema International Distribution ne cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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