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Recensione: Men on the Bridge

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Confondere i limiti

di 

- Dopo essere stato eletto miglior film ai festival di Istanbul e di Adana, l'opera prima della regista turca Asli Ozge è andata a Locarno, Toronto, Sarajevo, Montpellier e Linz

Recensione: Men on the Bridge

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, opera prima della regista turca Asli Ozge, può essere considerata una docufiction o un “staged reality”. Un primo montaggio del film è stato infatti presentato nell'ambito del progetto Rough Cut del Festival internazionale del documentario di Amsterdam, dopo di che i produttori Fabian Massah della società berlinese Endorphine Productions, e Sevil Demirci della società con base a Istanbul Yeni Sinemacilik, hanno trovato un terzo partner, Mete Gumurhan di Kaliber Film, che si trova a Rotterdam.

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Ma nessuna delle due definizioni rende giustizia al film, che confonde i limiti tra documentario e fiction, giacché i personaggi interpretano se stessi. Niente di rivoluzionario, certo, ma molto fresco ed efficace nel caso di questa storia su persone che vivono nei dintorni del ponte sul Bosforo. Umut, 28 anni, lavora come tassista. Tutti i giorni, attraversa il ponte. Ha sempre grandi preoccupazioni di soldi e questo intacca il suo matrimonio, poiché sua moglie aspira incessantemente a condizioni di vita migliori. Fikret, 17 anni, vende rose sul ponte mentre cerca un altro lavoro. Lui e i suoi compagni si fanno riprendere da un vigile urbano di nome Murat, che ha 24 anni e passa la maggior parte del suo tempo libero a cercare una fidanzata su Internet. Essendo vietato per la legge turca filmare la polizia, Murat è interpretato da suo fratello e gli altri agenti da alcuni attori professionisti.

Men on the Bridge ha in comune con parecchi film turchi recenti, tra cui 10 to 11 [+leggi anche:
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di Pelin Esmer, il tema della transizione e dell'aspirazione a una vita più occidentale, ben simboleggiata dal ponte sul Bosforo, che segna il passaggio dall'Asia all'Europa. Si potrebbe di fatto interpretare l'incerta frontiera tra finzione e realtà che caratterizza il film come una metafora della differenza tra i modi di pensare di Oriente e Occidente.

I tre personaggi principali vivono nella banlieue di Istanbul e lottano per ottenere una vita come quella che vedono nelle soap opera e nei film hollywoodiani. Che la loro carenza sia finanziaria, professionale o affettiva, Umut, Fikret e Murat si sentono incompleti. Si può anche immaginare di invertire le loro posizioni: se Murat avesse una fidanzata, vorrebbe senza dubbio un lavoro più soddisfacente di quello di vigile urbano; se Umut guadagnasse meglio, non avrebbe problemi con sua moglie spendacciona; Fikret, invece, ha bisogno sia di un lavoro, sia di una relazione sentimentale.

In questa opera prima, Ozge fa mostra di una grande maestria nel trattare un contenuto tanto delicato. I suoi personaggi sono certamente molto naturali, ma non danno mai l'impressione di essere dilettanti. L'opera sembra più una costruzione accurata e riuscita che un'esperienza.

Il regista ha ben saputo lasciar recitare i suoi personaggi senza superare i limiti, evitando così gli scogli che talvolta presenta il fatto di utilizzare attori non professionisti. Si sente che ciascuno è a proprio agio nel suo ruolo e incarna la persona che è veramente.

Dopo essere stato eletto miglior film ai festival di Istanbul e di Adana, Men on the Bridge è andato a Locarno, Toronto, Sarajevo, Montpellier e Linz. Uscirà sugli schermi tedeschi il 22 luglio, e grazie al premio del miglior film ottenuto al Festival del cinema turco di Londra, sarà distribuito il prossimo autunno nel Regno Unito e in Irlanda, uno dei mercati più difficili da penetrare. Uscirà anche nei Paesi Bassi, in Austria e in altri territori.

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titolo internazionale: Men on the Bridge
titolo originale: Köprüdekiler
paese: Germania, Paesi Bassi, Turchia
anno: 2009
regia: Asli Özge
sceneggiatura: Asli Özge
cast: Fikret Portakal, Murat Tokgöz, Umut Ilker, Cemile Ilker
cinando

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