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“Come attori si finisce sempre per dirigersi da soli”

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Ralph Fiennes| • Regista

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- Il secondo lavoro da regista di Ralph Fiennes The Invisible Woman si focalizza sulla relazione extraconiugale di Charles Dickens con Nelly Ternan

Ralph Fiennes| • Regista

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, basato sulla vita di Nelly Ternan (Felicity Jones), l’amante di Charles Dickens (Fiennes).

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Cineuropa: Il film è solidale nei confronti di Dickens. Non temeva, raccontando la sua relazione extraconiugale, di macchiare la reputazione di uno scrittore tanto amato?

Ralph Fiennes: La cosa non mi spaventava, ma ritenevo importante riuscire a mostrare il personaggio a tutto tondo, e non solo la storia di un uomo sposato che ha una relazione. E’ facile essere riduttivi. Ho cercato quindi di mostrare che si tratta di un uomo dai molti lati positivi, che si dedica a buone azioni, come la raccolta di fondi per un ospedale. Si tratta di un uomo affettuoso, pieno di vitalità e di generosità sociale, ma è anche un personaggio complicato, un padre difficile, che ha abbandonato la moglie in maniera brutale. Questi tratti lo rendono forse meno attraente, ma costituiscono anche la complessità del personaggio. Il motivo per cui ho deciso di fare questo film è che la storia di Nelly mi ha commosso: la storia di una donna con un segreto, che tiene il suo passato per sé. E’ come un demone che ritorna. Spero che questo crei un contatto con il pubblico, del resto ognuno di noi porta con sé ricordi di storie passate.

E’ difficile essere allo stesso tempo attore e regista di un film?

E’ un’opportunità per provare cose che da attore non avevo mai fatto, ma è anche complicato essere allo stesso tempo dietro la telecamera per guidare la messa in scena, la fotografia e i tagli. E sono ancora alle prime armi come regista. Bisogna separarsi completamente dall’essere attore, anche se per alcuni versi i due ruoli sono complementari, dato che in un certo senso come attori si finisce sempre per dirigersi da soli. E’ davvero raro lavorare con dei registi che posseggano la capacità di essere davvero utili. Anche se con le migliori intenzioni, spesso sono piuttosto maldestri nell’esprimere la propria volontà, per cui l’attore è obbligato a vedersela da solo. Quindi per alcuni attori la regia è una sorta di evoluzione naturale. Dickens stesso è un ottimo esempio di doppio ruolo, visto che all’epoca gli attori principali erano anche produttori dei loro spettacoli. In un certo senso l’attore-regista è la forma evoluta dell’attore-produttore dei teatri ottocenteschi.

Nel film Dickens è una celebrità, adorato dal pubblico. Condivide il suo desiderio di avere più privacy?

La questione della privacy è importante per chiunque sia stato vittima della curiosità del pubblico. Il pubblico inizia a pensare che un po’ gli appartieni, perciò pensa di avere il diritto di sapere. Quindi sì, ho sicuramente provato questo bisogno di privacy, di tenere alcune cose nascoste alla curiosità pubblica, e non è piacevole. Certo all’epoca non esistevano i giornali scandalistici, ma era una società in cui un certo tipo di comportamento poteva chiudere delle porte. Quindi la cosa giusta da fare era farsi vedere con la propria moglie, anche se tutti sapevano che uno aveva un’amante, ma se ci si faceva vedere in giro con la propria amante si rischiava la totale esclusione sociale. Le persone non volevano doversi confrontare con ciò che consideravano inappropriato, anche se sapevano.

La sua esperienza da regista ha avuto un’influenza sul suo modo di recitare?

Una volta che si è diretto un film non si può tornare indietro. Si ha continuamente un giudizio, del tipo “Perché riprendi da quell’angolazione?”. E’ fantastico ottenere una parte importante con un bravo regista e per me lo è tuttora, ma l’esperienza di regia mi è piaciuta e mi piacerebbe approfondirla. Per il prossimo progetto vorrei fare qualcosa di più originale, magari contemporaneo.

(Tradotto dall'inglese)

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