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“Non è un’autobiografia, anche se è certamente un film molto personale”

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Alice Rohrwacher • Regista

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- Alice Rohrwacher ha vinto il Grand Prix del Festival di Cannes con la sua opera seconda Le meraviglie

Alice Rohrwacher  • Regista

Al Festival di Cannes, emozionata e felice, "perché siamo qui dopo tanta fatica, al limite della resistenza, e dopo tutta la fiducia che ci è stata data".  Alice Rohrwacher è l'unica italiana in concorso con la sua opera seconda Le meraviglie [+leggi anche:
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Cineuropa: Ci sono molte coincidenze tra questa storia e la sua biografia.
Alice Rohrwacher: Si, questo è l’aspetto più evidente. Racconto cose che mi appartengono, la mia regione, il mondo delle api, una famiglia multilingue. Ma non è un’autobiografia, anche se è certamente un film molto personale. 

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Le è stata d'aiuto la presenza nel film di sua sorella maggiore, Alba?
È stato tutto naturale tra di noi e al tempo stesso sorprendentemente. Lavorare con mia sorella è stato come poter lavorare a casa propria, magari in pigiama. Si può scoprire una certa luce che entra dalla finestra che non avevamo mai notato. 

Nel film ci sono elementi che collocano la vicenda in un contesto anni ‘90. 
Non sappiamo esattamente di quando stiamo parlando, io dico solo che questa storia avviene dopo il '68. Ed è perché nel ’68 si è rotto qualcosa e si è dovuti tornare a rimettere insieme i pezzi. Questa storia però riguarda il presente, è venuto il tempo di perdonare qualcosa che è stato. Io volevo seguire la figlia primogenita fino al momento in cui può riuscire a provare tenerezza per se stessa e per la sua storia. Tenerezza e non esaltazione o rabbia. La tenerezza le permette di fare un passo in avanti. 

Il personaggio del padre è duro, autoritario, ma allo stesso tempo pieno di amore per le figlie, che vuole in qualche modo proteggere. 
Wolfgang sa bene quello che vuole dire, ma è chiuso in una prigione linguistica, perché non parla bene né l'italiano né il francese che usa a volte con la moglie. Questo lo rende aggressivo. In lui c'è una grande solitudine. Io volevo guardare alle contraddizioni di quest’uomo e di questo Paese. E il potere delle immagini è proprio quello di mostrare la contraddizione senza annullarla. 

L’irruzione della tv nella storia prende una direzione piuttosto felliniana, sognante e astratta. 
È una televisione direi molto dolce. Provoca dolore ma quel dolore non è dovuto a quello che la televisione è diventata storicamente, ma al mezzo in se stesso. La tv infatti è una scatola, cerca di inserire le persone in una cornice. Ma quella è una famiglia che non si lascia inscatolare. Quelli del programma non hanno intenzioni cattive, è il mezzo ad essere cattivo, in senso etimologico, cioè che imprigiona.

Perché ha voluto Monica Bellucci nel ruolo della conduttrice del programma televisivo? 
È difficile immaginare un’altra persona in quel ruolo! Serviva un'icona indiscussa che arrivasse nel paese dove abbiamo girato con molti attori non professionisti. La sua presenza per tutti aveva un significato. E poi è una donna dotata di grandissima autoironia.

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