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"Per lavorare con estrema libertà sul set, è fondamentale che gli attori siano coraggiosi"

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Samanou Acheche Sahlström • Regista

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- Cineuropa ha discusso con il regista danese Samanou Acheche Sahlström, vincitore del Dragon Award al Miglior film scandinavo, della sua opera prima, In Your Arms

Samanou Acheche Sahlström  • Regista
(© Lisa Thanner)

Samanou Acheche Sahlström è il vincitore della 38esima edizione del Göteborg International Film Festival e ha ricevuto un Dragon Award al Miglior film scandinavo e il Premio FIPRESCI per il suo primo lungometraggio, In Your Arms [+leggi anche:
trailer
film focus
intervista: Samanou Acheche Sahlström
scheda film
]
. Il regista ha parlato con Cineuropa del difficile tema affrontato nel film e del suo approccio alla sceneggiatura e alla regia.

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Cineuropa: Il suicidio assistito è un tema difficile e provocatorio. Il film lo affronta più per raccontare la storia di due persone - una che mette fine alla sua vita, l'altra che decide di ripartire da zero - che per sollevare questioni etiche. Come ha sviluppato quest'idea? 
Samanou Acheche Sahlström: Alcuni potrebbero vedere il tema del suicidio assistito come una provocazione, ma non è questo il mio modo di raccontare una storia. La trama deve commuovermi e incuriosirmi e, in questo caso, uno dei temi che mi hanno ispirato è stato quello della morte.

Dall'inizio del processo creativo, mi sono sempre concentrato sul punto di vista del “compagno” piuttosto che su quello della persona che desidera morire. Prima di lavorare al progetto non conoscevo bene il tema del suicidio assistito e credevo ingenuamente che i pazienti fossero persone che non amassero - o addirittura odiassero - la vita. Tuttavia, durante le mie ricerche, ho capito che è possibile riconoscere la bellezza della vita e al contempo desiderare la morte. È proprio quest'aspetto che, secondo me, rende interessante il rapporto tra Niels, il paziente, e la sua “compagna”, Maria. Se lui avesse odiato la vita, per lei le cose sarebbero state molto più semplici. Ma come si fa a relazionarsi con una persona che, da un lato, riconosce la bellezza della vita e, dall'altro, la rifiuta? Il film non intende assolutamente fare propaganda, ma credo che sollevi molte domande che spero facciano riflettere lo spettatore.

Qual è il suo approccio alla scrittura della sceneggiatura e come lavora con gli attori? Tende a improvvisare sul set? Continuerà a usare il metodo impiegato in questo film?
Abbiamo lavorato con estrema libertà, anche se io non la chiamerei improvvisazione - il 95% dei dialoghi era presente nella sceneggiatura. Ad esempio, la "storia d'amore" (o quella che potrebbe essere vista come una storia d'amore) non era stata pianificata, ma si è sviluppata a partire dalle situazioni e dalle battute presenti nella sceneggiatura. Non abbiamo improvvisato, è semplicemente successo.

Di solito non fornisco direttive agli attori durante i primi ciak. Li osservo e poi agisco di conseguenza. Questo non vuol dire che io vada sul set senza avere un’idea precisa di ciò che voglio ottenere: semplicemente rispetto la sensibilità degli attori. Brian Curt Petersen (direttore della fotografia) ed io di solito usiamo una camera a mano e ciò conferisce molta libertà agli attori.

Per lavorare in maniera così libera, è fondamentale che gli attori abbiano il coraggio di esplorare i molteplici aspetti di ogni scena, pur sapendo che non sempre il risultato finale sarà dei migliori.

Nel film ha creato un sapiente gioco tra tragedia e sentimentalismo e l’effetto che ne risulta varia a seconda della percezione del singolo spettatore. Com'è riuscito a trovare un equilibrio tra questi due elementi?
Non è tanto una questione di sentimentalismo quanto di intimità. Considero la morte come l'esperienza più intima che si possa condividere con qualcuno. Penso che il messaggio del film verrà interpretato – per fortuna – in molti modi diversi: non è un aspetto che posso (o voglio) controllare. Alcuni lo hanno definito "brutalmente freddo", mentre altri lo hanno visto come un melodramma moderno. Non so fino a che punto questo gioco tra tragedia e sentimentalismo sia voluto: ho solo cercato di raccontare una storia che commuovesse il pubblico e che fornisse uno spunto di riflessione. 

(Tradotto dall'inglese)

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