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“La violenza è l'ultimo tabù”

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Simon Jaquemet • Regista

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- Cineuropa ha incontrato il regista svizzero Simon Jaquemet che ha impressionato e affascinato il pubblico con il suo primo lungometraggio Chrieg. Un film sulla rabbia, il desiderio e la libertà

Simon Jaquemet  • Regista

Cineuropa: Nel suo film, Chrieg [+leggi anche:
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intervista: Simon Jaquemet
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, i temi della violenza in generale e della violenza adolescenziale sono sviluppati in un modo davvero inaspettato, senza tabù e con una grande consapevolezza. Si tratta di un soggetto che la coinvolge personalmente? Da dove crede che venga questa rabbia adolescenziale?

Simon Jaquemet: Personalmente non ho avuto una giovinezza molto violenta. Ci sono stati alcuni scontri, ma niente di grave. Ero spesso in giro con skater e ragazzini hip hop e alcuni erano dei pazzi, molto simili ai personaggi del mio film. Ero affascinato da questi ragazzi che sembravano non conoscere le regole. Da adolescente a volte avevo attacchi di rabbia improvvisi. "Jähzorn" in tedesco. Non li ho più da adulto, o almeno non portano alla violenza fisica, ma piuttosto ad ampie fantasie violente. Quindi credo che una delle ragioni per fare questo film sia stata la voglia di affrontare le mie fantasie violente, che spaventano, ma mi affascinano anche. Penso che la violenza e la capacità di fare del male sia insita in ogni essere umano. Credo che nei nostri paesi altamente sviluppati le possibilità di ribellione siano diventate così rare che ogni scintilla di rivolta e di cultura giovanile che emerge viene assorbita dal mercato all'istante. Il modello di vita che la società offre è sostanzialmente quello di un lavoro noioso e inutile, diventando un buon consumatore. Dal punto di vista dei bambini e anche degli adulti, se non ci si vuole far inglobare completamente, sembra quasi di combattere contro i mulini a vento o di sfondare porte aperte. È tutto molto complicato e non ci sono più nemici definiti. La violenza è l'ultimo tabù. Quindi penso che la rabbia adolescenziale non sia qualcosa imposta sui bambini, ma piuttosto qualcosa di molto umano, che è già lì, in attesa di uscire quando le circostanze lo richiedono. Voglio che il mio film sia un'esplorazione del soggetto attraverso un punto di vista molto personale, che viene presentato a un pubblico senza una morale di riferimento. Più per scuotere che per confermare.

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Il suo film parla di temi universali: rabbia, lussuria e desiderio. Al contrario il paesaggio che circonda i personaggi è veramente specifico, molto svizzero. Perché ha scelto questa particolare location?
Mi piacevano le montagne come cornice. Visivamente sono molto interessanti. Ovviamente sono più interessato alle montagne come un vasto paesaggio pericoloso più che al lato kitsch che possono anche avere. Quando sei in montagna ti rendi in realtà conto che viviamo su un pianeta. Volevo usarle per contrapporle all'idea che le montagne siano un luogo innocente dove gli esseri umani possono trovare conforto e sollievo.

In Chrieg, gli attori sono molto intensi: sia violenti che emotivi, ipersensibili. Chi sono gli attori e come ha lavorato?
I ragazzini sono tutti non professionisti. Ad eccezione di Ella, che interpreta Ali. Aveva qualche esperienza di recitazione e frequenta una scuola di recitazione. Sono ragazzi veri che ho incontrato per strada o tramite contatti. Abbiamo fatto un lungo casting guidato dalla direttrice casting Lisa Olah e provinato circa 1000 giovani per i ruoli. Ho incontrato Benji, che interpreta Matteo, presso la stazione ferroviaria dove i ragazzi si incontravano ed era molto simile a come il personaggio appare all'inizio del film. Abbiamo incontrato Sascha (Dion) nel cortile della casa di produzione, dove alcuni ragazzi del vicinato si vedevano la sera. Ste (Anton) ci ha raggiunto tramite un'organizzazione giovanile. Ha vissuto più esperienze lui nella sua vita di quante la maggior parte di ne potrà mai fare. Per questo motivo non ha voluto rivelare il suo nome completo. Livia Reinhardt, che interpreta la Madre di Matteo e Ernst Sigrist, che interpreta Hanspeter, sono attori professionisti, John Leuppi invece, che interpreta il padre, non lo è. Ho lavorato con loro come con attori professionisti. Ed è andata molto bene. Avevamo fatto già alcune prove durante il casting e prima delle riprese c'è stato un periodo di tre settimane di prove in cui abbiamo lavorato sui personaggi, provato alcune scene e ci siamo conosciuti. Con Ella ho fatto un bel po' di prove del personaggio in quanto ha dovuto cambiare molto per diventare Ali. Abbiamo fatto un rituale con lei durante le prove, quando le abbiamo tagliato i capelli e li abbiamo gettati nel fuoco. Abbiamo girato la maggior parte delle scene in ordine cronologico e durante le riprese ho cercato di rendere le scene più reali che potevo in modo da poter far immergere gli attori il più possibile nella realtà fittizia. E a volte ho usato la vera sorpresa e i primi ciak.

Quali sono state le tue influenze per Chrieg?
La prima influenza è sicuramente Kids di Larry Clark, che ho visto da adolescente e che mi ha colpito profondamente, diventando quasi un film di riferimento per tutti i miei amici. Ma anche Nella Giungla di Cemento, L'Odio, i film sullo skateboard di Spike Jonze e gli ultimi film di Larry Clark e Harmony Korine. Avevo anche letto libri come Il Signore delle Mosch

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