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"Vedo ancora la gente fare la fila per un film d'autore"

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Virág Zomborácz • Regista

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- Cineuropa ha incontrato Virág Zomborácz, la regista di Afterlife, film vincitore del Bergamo Film Meeting

Virág Zomborácz  • Regista

Trent'anni, studi in sceneggiatura e drammaturgia all'Accademia di Teatro e Arti Filmiche di Budapest, Virág Zomborácz è alla sua prima regia di un lungometraggio con Afterlife [+leggi anche:
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intervista: Virág Zomborácz
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, in concorso al Bergamo Film Meeting. La sceneggiatura di Afterlife ha vinto il MEDIA European Talent Prize a Cannes 2011. Uscito in settembre in Ungheria, il film sta suscitando un certo interesse da parte di un compratore statunitense.

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Cineuropa: Difficoltà nel trovare finanziamenti?
Virág Zomborácz: Alla fine il film ha ricevuto il finanziamento dall'Hungarian National Film Fund, che era stato fermo per un paio d'anni prima di ripartire nuovamente.

Nel tuo film è sottolineato il rapporto di forza tra genitori e figli. Come hai affrontato questo tema?
Ero interessata a un cast d'insieme, a seguire diverse linee narrative allo stesso tempo. Questo era il film della mia sceneggiatura di diploma e, si sa, ogni giovane filmmaker vuol mettere un po' di tutto nel suo primo progetto. Pensavo che ogni personaggio era interessante, la ragazzina, la zia molto dominante, la madre depressa e il padre, e volevo mostrare il processo di controllo per ogni membro della famiglia.

Esiste secondo te uno sguardo prettamente femminile nel cinema?
Ci ho pensato tanto, effettivamente ci sono confini entro i quali sono chiuse le donne. Ho letto il libro dell'attrice e autrice americana Tina Fey, Bossypants, una critica sociale ad un mondo prevalentemente maschilista, in cui racconta com'è stata dura arrivare al successo. Scrive che certe volti gli uomini non hanno le stesse esperienza di una donna. Non siamo così diverse biologicamente dagli uomini, ma culturalmente abbiamo esperienze diverse a cui rapportarsi, alcune delle quali attengono solo alle donne. Credo che mi piacerebbe se facessimo più attenzione a questo. L'Ungheria era un Paese socialista dove vigeva un'uguaglianza totale, le donne lavoravano come gli uomini. E infatti ci sono molte registe donne importanti che hanno un po' aperto la strada a noi più giovani. Ma in altri campi, come pubblicità, televisione, oggi è più difficile per una donna. Ci sono dei giornalisti che mi chiedono: "Come ha fatto una ragazza così giovane ad organizzare un film e dirigerlo?” Ma non lo chiederebbero mai ad un uomo.

Sei una scrittrice di libri, ha lavorato nella pubblicità, sei sceneggiatrice per la HBO ungherese. Come vedi il futuro dei media, a cominciare dal cinema?
Penso che non puoi vincere contro il downloading illegale, sta semplicemente succedendo. Le abitudini sono cambiate e le sale non sono più il luogo principale in cui la gente guardai i film. La distribuzione deve trovare un modo per entrare meglio in queste nuove modalità. Ma penso che le sale siano ancora dei punti d'incontro culturale. In Ungheria posso sperimentare personalmente che si formano le file per vedere un film d'essai in sala. E questo è un bene: la gente vuole ancora vivere questa esperienza. D'altra parte molti guardano i film sui tablet, anche perché ci sono piccole città ungheresi senza nemmeno una sala. Dovrebbero esistere delle sale itineranti o qualcosa del genere. 

Stai lavorando a nuovi progetti?
Sto scrivendo un film molto personale su una teenager che viaggia e si mantiene facendo le pulizie negli hotel, dove si incrociano persone e culture diverse, Lei impara cosa significa diventare una donna e non essere più una ragazza. Il film sarà intitolato Tourist

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