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"Il cinema non è più settima arte, ha smesso di esserlo con l'arrivo del sonoro"

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Pietro Marcello ­• Regista

di 

- LOCARNO 2015: Pietro Marcello mostra in Bella e perduta, presentato in concorso a Locarno, l'altra faccia del cinema italiano, sempre più sulla cresta dell'onda

Pietro Marcello  ­• Regista

Tommaso è un umile pastore che ha trascorso parte della sua vita a badare a un palazzo abbandonato e in rovina nella regione italiana della Campania. Dopo la sua morte, emerge dalle profondità del Vesuvio il servo Pulcinella per soddisfare le ultime volontà di Tommaso: deve prendersi cura di un bufalo. Il servo e l'animale iniziano un viaggio verso nord attraverso un paese bello e perduto. In questo modo il regista Pietro Marcello costruisce Bella e perduta [+leggi anche:
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, una favola contemporanea autoprodotta tramite L'avventurosa, società indipendente che condivide con Gianfranco Rosi (Sacro GRA [+leggi anche:
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). In questi giorni è in competizione per il Pardo d'Oro di Locarno.

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Cineuropa: Cosa succede all'Italia per aver abbandonato in questo modo il suo Sud?
Pietro Marcello: È un problema che deriva dall'inizio dell'unificazione italiana e che non si risolve. Il Sud, a differenza del Nord, vive una situazione sociale che rivela problemi nel Paese molto più complessi e profondi di una semplice questione di ricchezza economica. Qualcosa di cui Pasolini già parlava in Comizi d'amore (1971). 

È difficile risolvere questi problemi quando, come con il palazzo o il bufalo del film, nessuno vuole occuparsi di ciò che non è produttivo.
Il mondo contemporaneo ci ha portato a questo. In passato il valore degli animali veniva riconosciuto perché erano uno strumento di lavoro e, paradossalmente, erano anche più rispettati di oggi. Il bufalo non è utile perché non produce latte e con i processi di inseminazione artificiale è poco necessario nel mondo industriale. 

In un modo molto diverso, le sorelle Rohrwacher hanno cercato di attirare l'attenzione su questo problema l'anno scorso con Le Meraviglie [+leggi anche:
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.
Conosco bene Alice Rohrwacher perché viene dalla Campania come me. Condividiamo anche una sensibilità simile e il rispetto per le stesse cose. Il suo successo è un'eccezione nell'attuale cinema italiano. 

Sebbene negli ultimi anni si parli sempre più di cinema italiano, è vero che il più acclamato è quello collegato alle stelle del cinema.
Da quando ho fatto La bocca del lupo [+leggi anche:
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nel 2009 non sono potuto tornare a girare un lungometraggio. Questo significa che non è facile trovare produttori per film che non hanno star (quelli di Sorrentino, Garrone...). Non mi interessa affatto il cinema commerciale e preferisco fare meno soldi ed avere maggior controllo delle mie storie. Bella e perduta è stato prodotto tramite L'avventurosa Films, che è una società indipendente ed autosufficiente. 

I suoi film precedenti si possono vedere gratuitamente online.
Il mio mito è il cinema sovietico, che si concentra sul lavoro e non si preoccupa di generare profitti. Mi affascina l'idea del cinema come cultura aperta, didattica, formativa e sociale; ciò che la televisione dovrebbe essere e non è. Il cinema non è più la settima arte. Una volta arrivato il sonoro, ha smesso di esserlo per diventare intrattenimento. 

Ha girato un cortometraggio dedicato a Marco Bellocchio, il quale sarà premiato in questi giorni a Locarno per la sua carriera. Cos'ha imparato lavorando sulla sua figura?
Sono più per il Neorealismo italiano e il primo Pasolini. Bellocchio è un grande regista, ma lavora più con il cervello che con il cuore.

(Tradotto dallo spagnolo)

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