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E se certificassimo il cinema d’animazione europeo?

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Marc Vandeweyer • Direttore generale, Cartoon

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- Cineuropa intervista Marc Vandeweyer, direttore generale di Cartoon, che dice la sua sull’importanza, per l’animazione europea, di valorizzare i propri registi

Marc Vandeweyer • Direttore generale, Cartoon

Con un aumento di partecipazione del 14%, 850 partecipanti provenienti da 41 paesi, 55 progetti con un budget compreso tra i 3 e i 13 milioni di euro, l’edizione 2017 di Cartoon Movie si è chiusa con successo. E, stando agli otto progetti che più hanno attirato gli spettatori, si direbbe che il cinema d’animazione europeo non sia affatto impallidito di fronte alla concorrenza americana: Zombillenium (Maybe Movies, Belvision), Le Grand Méchant Renard (Folivari, StudioCanal, Panique !), Miss Saturne (Prima Linea, Artemis, Fortiche), The Wolfwalkers (Cartoon Saloon), Calamity (Sacrebleu, Maybe Movies), The Prince’s Journey (Blue Spirit), Kensuke’s Kingdom (Lupus Films, Melusine, Jingsaw Films, Spirit Base) e Charlotte (Les Productions Balthazar, Walking The Dog, January Films, Les Films du Poisson Rouge, Folimage).

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Il programma ha dato sfoggio di tutti gli stili grafici e tipi di racconto possibili, affrontando il tema dell’infanzia e dell’età adulta. Diversità è la parola d’ordine di questo particolare settore cinematografico che, tuttavia, è ancora alla ricerca del suo grande (e piccolo) pubblico.

Alla fine di questi due giorni di intensi contatti, che hanno coinvolto produttori, distributori e agenti di vendita, Cineuropa ha incontrato Marc Vandeweyer, direttore generale di Cartoon. Quest’ultimo ha sottolineato l’importanza, per il cinema d’animazione europeo, di valorizzare i propri registi.

Cineuropa: Come sta l’industria dell’animazione in Europa?
Marc Vandeweyer: Meglio. Molte società di produzione e studi di cinema operano a pieno regime. La mia impressione è che ogni anno, in Europa, aumenti il numero di lungometraggi, tra i 30 e i 40 all’anno. Un numero considerevole. Si aggiungano inoltre alla lista tutte le serie TV. Gli studi non riescono più a trovare un illustratore disponibile! Anche perché oggi i produttori cercano di tenere per sé la propria manodopera.

"Produrre in loco": è un discorso che i produttori fanno spesso?
Sì e sempre di più. Specialmente in Francia, dove le nuove leggi adottate in materia rendono più vantaggioso utilizzare manodopera locale. Se quindi ci sono dei giovani interessati al disegno e alla grafica, bisogna che si iscrivano alle scuole. Oggi abbiamo una vera e propria filiera. Esiste la filiera dei videogiochi e quella dell’animazione.

Eppure non sempre il pubblico risponde positivamente, siamo certi di non vivere in una sorta di bolla?
No, perché anche la domanda si sta sempre più diversificando e così le pratiche di consumo. Gli spettatori vanno al cinema, ma fruiscono delle opere anche in un’altra maniera. Non credo che si possa parlare di bolla. 

Altri consumi come il video on demand, per esempio?
Sì, invitiamo sempre più distributori SVOD, in modo che scoprano un tipo di animazione che magari non conoscono, e ci sembra che l’interesse sia più forte, anche grazie alla qualità dei film d’animazione europei. I produttori e i registi sono ormai maturi e competenti. Hanno più creatività, sperimentano con stili grafici diversi. Prendiamo ad esempio La mia vita da zucchina [+leggi anche:
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: chi osa creare un film simile? L’audacia è a casa nostra. Poi ci sono dei film più riusciti di altri, anche perché si tratta di prototipi, ma lo stesso accade nel cinema americano. Perché su cinque film candidati all’Oscar, due sono europei? Emergono dei segnali cui dobbiamo dare ascolto e dei quali bisogna andare fieri. Dimostrano che la qualità da noi non manca. 

Cosa si deve fare per il futuro?
Attualmente, stiamo discutendo con la Commissione Europea[1] circa ciò che potrebbe essere utile per il settore animazione. A mio avviso, la priorità è il finanziamento della promozione e del marketing. I film sono di qualità, originali, creativi, ma il grande pubblico non li conosce, quindi è su questo che occorre puntare l’attenzione. Il fatto è che gli spettatori sono un po’ omologati dall’industria americana, dai film in 3D e dalle pellicole della Disney. Vanno a vedere questi film, ma dovrebbero mostrare curiosità anche verso prodotti diversi. Sta a noi, a Cartoon, alla stampa e ai professionisti europei riflettere sulla questione. Bisogna trovare il giusto punto di vista, è un vero e proprio lavoro. Con La mia vita da zucchina l’impresa è riuscita. Il teaser, molto divertente, ha fatto da trampolino, qui a Cartoon e in seguito presso il grande pubblico. E dato che il film è ottimo ed è anche stato apprezzato dalla critica, l’operazione ha funzionato. E quando funziona con l’animazione…funziona proprio bene, perché in questo settore i soldi ci sono.

Bisogna quindi educare meglio gli spettatori all’animazione?
È un compito della stampa e dei produttori. Gli americani sanno farlo bene. I venditori devono convincere e trovare nuovi argomenti di persuasione.

***

Dopo la conferenza stampa, Marc Vandeweyer ha lanciato un appello al Festival di Cannes perché accolga un maggior numero di progetti d’animazione europei. A buon intenditor…


[1] Nel dicembre 2016, la Commissione Europea ha lanciato una serie di incontri con gli operatori del settore allo scopo di pubblicare un programma operativo sul cinema d’animazione da qui alla metà del 2017. Il piano d’azione comporterebbe delle misure a breve termine e una serie di eventuali iniziative in vista del prossimo programma MEDIA (2021-2027).

(Tradotto dal francese)

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