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"Non bisogna vivere con la paura della morte"

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Carlos Agulló • Regista

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- Dopo il successo del suo documentario Plot for Peace, Carlos Agulló presenta in prima mondiale al Festival di Siviglia il nuovo lavoro: Los demás días

Carlos Agulló  • Regista

Los demás días [+leggi anche:
intervista: Carlos Agulló
scheda film
]
, film che mostra il lavoro di un’unità di cure palliative di Madrid, ha avuto la sua prima mondiale, fuori concorso, al 14º Festival del Cinema Europeo di Siviglia. Abbiamo parlato con il suo regista, Carlos Agulló, cineasta con esperienza nel montaggio e nel cortometraggio che ha girato diversi paesi con il suo documentario precedente, Plot for Peace, prodotto in Sudafrica.

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Cineuropa: MOD Producciones ha supportato Los demás días. Come è nata questa collaborazione?
Carlos Agulló:
 E’ stata una specie di lotteria: mi chiamò Fernando Bovaira per propormi di esplorare alcuni temi, per girare un documentario. Avevamo già lavorato insieme prima: io come montatore di vari suoi film. A lui piacque molto Plot for Peace e gli ho proposto temi in linea con quello che pensavo potesse piacergli. Quando ne avevamo già accordato uno, gli ho parlato delle cure palliative, che io conoscevo per esperienza familiare, e gli è piaciuto molto: così è nato Los demás días.

E’ stato più facile girare questo documentario, in Spagna, rispetto a quello precedente?
Sì, molto meglio con questo: in quell’altro c'era un budget di dieci volte superiore, ma è stato più complicato, con alti e bassi e discussioni varie. In questo caso il produttore mi ha lasciato fare e mi sono sentito in assoluta libertà. E ho avuto un gran supporto e consulenza, specialmente nel montaggio: sono stati due anni di grande coinvolgimento emotivo, in cui io scrivevo, dirigevo e montavo, con 160 ore di girato. Il suo aiuto è stato costruttivo per il montaggio finale.

Come si è andato costruendo lo script di Los demás días?
Non pensavo di farlo così corale, bensì con un solo paziente, ma alla fine ne sono entrati otto. Ci sono stati in precedenza sei mesi di ricerche, durante i quali ho parlato con psicologi, sacerdoti e medici specialisti di cure palliative, ma ero deciso a non voler includere le interviste nel film.

Come inviterebbe il pubblico a vedere il suo film?
Gli direi che la morte è triste e dura, ma non parlarne è terrificante: significa vivere schiavi della paura. Parlarne ti rende consapevole della tua vita e ti fa prendere decisioni, non vivere come un ameba che galleggia in direzione della marea, ma scendere dalla barca e fare delle scelte.

C’è quindi un prima e un dopo le riprese di Los demás días per Carlos Agulló?
Sì, mi ha cambiato nel modo di intendere la morte, e di conseguenza nel modo di intendere la vita. Passiamo la vita pensando al futuro e ai progetti, a quello che verrà, mentre la pienezza è in ogni giorno che viviamo, in questo momento, non aspettando le cose. Mi ha cambiato l’essere presente nell’ora e la mia visione della vecchiaia. La società si ostina a metterci in testa che bisogna essere giovani e sani per essere cool e che i capelli grigi, le rughe e lo zoppicare non vanno bene. Ma a me piacciono di più le mie mani ora, con quello che hanno vissuto in 43 anni, rispetto a quando ne avevo 16. Essere vecchio significa aver vissuto cose importanti che ti fanno capire la vita: mia nonna non sa usare le app, ma sa consigliarmi su molte questioni. Non vedo la vecchiaia come un orrore: voglio vivere tutte le fasi del mio futuro. E se muoio domani non fa niente, perché sono stato molto libero nella mia vita.

(Tradotto dallo spagnolo)

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