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Xavier Giannoli • Regista

"Un mistero inafferrabile"

di 

- Xavier Giannoli parla di L’Apparition, un’immersione in un’indagine canonica interpretata da Vincent Lindon e Galatea Bellugi

Xavier Giannoli • Regista
(© Shanna Besson)

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è il settimo lungometraggio di Xavier Giannoli, cineasta rivelatosi con Les Corps impatients nel 2003 e che è stato selezionato due volte in concorso a Cannes (Quand j’étais chanteur [+leggi anche:
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nel 2006 e A l'origine [+leggi anche:
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nel 2009) e due volte a Venezia (Superstar [+leggi anche:
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nel 2012 e Marguerite [+leggi anche:
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nel 2015). Incontro con il regista a pochi giorni dall’uscita nazionale del film distribuito da Memento.

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Cineuropa: Che cosa l’ha portata verso il tema delle indagini canoniche che esplora in L’Apparition?
Xavier Giannoli: Sapevo che esistevano. Ho letto articoli e libri. Sapevo che si trattava di un ambiente chiuso, misterioso, alquanto segreto e trovavo molto eccitante scoprire esattamente cosa fosse un'indagine che assomiglia a un’inchiesta giornalistica o poliziesca su un fatto cosiddetto soprannaturale.

Quali ricerche ha condotto?
Ho bisogno di entrare in contatto con il reale, accumulare molto materiale, fatti, testimonianze, per ancorare la storia, il romanzesco, a una realtà documentaria. Le indagini canoniche sono condotte in modo discreto e rigoroso. Ho avuto la fortuna di avere accesso agli interrogatori di persone che sostenevano di aver avuto un'apparizione. In questo caso, il vescovo della regione è l'unico che può decidere se andare avanti o meno. Se pensa di sì, si apre un'indagine canonica che coinvolge tutti: giornalisti, medici, sacerdoti, teologi... E si fanno interrogatori su questi eventi, per provare a valutarne la veridicità o meno.

Perché ha scelto come personaggio principale un reporter di guerra?
La funzione del giornalista nella società moderna è di riportare immagini e prove. Improvvisamente, questo personaggio incontrerà il suo limite e si troverà immerso in un universo in cui proprio il dicibile e la prova non sono più così importanti. Questo portava l'indagine documentaria a un'altra dimensione: il personaggio, oltre a entrare in contatto con la realtà, si apriva a un mondo interiore. Tutti i reporter di guerra che ho incontrato sono segnati dalla follia del mondo e si vede dai loro occhi. Ho trovato interessante confrontare un personaggio del genere con una ragazza di 18 anni che è indiscutibilmente sincera, che gli parla d'amore, di comprensione, che ha una sorta di pudore, sensibilità.

Ha infuso al film una suspense quasi poliziesca.
Quest'uomo rimane perché è toccato da questa ragazza moderna, dalla sua emozione, dalla sua sincerità, dalla sua modestia, dalla sua dignità. Vogliamo crederci, ma allo stesso tempo è incredibile e una mente razionale come quella di un giornalista di guerra ha difficoltà a immaginarlo. La ricerca della verità è centrale. E chi dice indagine, dice suspense.

E’ stato attento a mantenere una certa neutralità nella restituzione del contesto religioso che circonda il cosiddetto fenomeno soprannaturale, in particolare il "business" che vi ruota attorno?
Ho cercato di essere giusto. Infatti, attorno a un fenomeno di apparizione, ci possono essere molte cose che tendono rapidamente a volgere verso la caricatura: "c'è un business, quindi è tutta una bugia per fare soldi", "è una forma di follia, di idolatria". Ma può anche esserci qualcosa di toccante, sensibile e profondamente onesto. Dopo, che alcune persone se ne servano per fare qualsiasi cosa, è come per le idee politiche o i prodotti finanziari: rimane un'impresa umana, quindi può prendere strade deliranti. Nel film, provo nello stesso tempo a dimostrare che ciò esiste, che potrebbe esserci un fenomeno religioso, qualunque esso sia, una forma di idolatria, e allo stesso tempo spero si capisca bene che non è la mia posizione, che ho voluto farlo da un punto di vista critico, né volevo fare una satira, che odio, questo mettersi facilmente a posto la coscienza prendendosi gioco di cose e persone. La cosa più importante è l'emozione di questa ragazza che è risolutamente rivolta verso Dio e onesta. Quindi lei è un mistero inafferrabile per questo giornalista. O sta mentendo, ed è quello che dobbiamo chiederci durante tutto il film. E se sta mentendo, la sua sincerità e l'emozione nei suoi occhi la rendono affascinante: come arrivi a persuadere te stessa e a mentire su qualcosa di così importante? O non sta mentendo, e siamo di fronte a uno dei più grandi misteri dell'umanità. Mi sono detto che in entrambi i casi, questa indagine avrebbe confrontato il mio personaggio con qualcosa di straordinario.

(Tradotto dal francese)

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