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Jack O’Connell brilla in Starred Up

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- L'ultimo film del regista britannico David Mackenzie sprigiona un fascino brutale che trascende il genere del film carcerario

Jack O’Connell brilla in Starred Up
Jack O’Connell in Starred Up

David Mackenzie non è ancora la star che diventerà probabilmente presto, ma viene già da vedere in Starred Up [+leggi anche:
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il segnale di un'ascesa più che meritata dell'autore di Young Adam (2003). Presentata a Toronto, questa produzione britannica è stata scelta da Frédéric Boyer per partecipare alla competizione del 5° Festival del Film Europeo di Les Arcs.

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Eric (Jack O’Connell), giovane delinquente, entra in carcere. E' provocatorio, organizzato e particolarmente violento. Molto presto, le sue azioni turberanno l'ordine mafioso del penitenziario e sarà Nev (Ben Mendelsohn), suo padre che non l'ha visto crescere, a doverlo tenere sotto controllo.

Starred Up s'iscrive nel genere del film carcerario con la sua gamma di passaggi obbligati (rivalità fra detenuti, prese di potere, guardie corrotte, scene in mensa, celle d'isolamento, ecc.), ma non ha eguali nell'immergere lo spettatore nell'inferno realista dei penitenziari inglesi. E' stato girato in una vera prigione di Belfast, appena attrezzata per accogliere la squadra del film. Finzione basata sull'esperienza personale del suo sceneggiatore, Jonathan Asser, che ha lavorato come terapista con i detenuti, il film non si accontenta di descrivere un luogo claustrofobico e una gerarchia di personaggi pittoreschi. Due di loro hanno un rapporto padre/figlio avvincente, nonostante la natura violenta e antisociale delle parti. C'è la rivelazione del film: Jack O’Connell che interpreta il figlio, Eric. O’Connell ha conosciuto il successo in tv con la serie Skins, ma la sua incursione sul grande schermo è forte quanto quella di un Tom Hardy in Bronson. L’attore incarna perfettamente questo ragazzo al contempo brutale, fragile e imprevedibile, sprigionando un carisma che non può non aprirgli le porte della settima arte, e sarà questo film ad averlo lanciato.

Starred Up è di una violenza crassa che sfiora talvolta il genio nel modo in cui orchestra la sua esplosione. In questo senso, l'inizio del primo atto è particolarmente teso e astuto (ci ripenserete lavandovi i denti). La messa in scena è come una pentola che accumula pressione, dopo gli scoppi che fanno avanzare il racconto. Lentamente, dietro la facciata di belve feroci che si affrontano a colpi di rasoio, piedi sui tavoli e insulti dialettali incomprensibili, emerge un piccolo numero di detenuti che gestiscono la loro violenza in sedute di terapia di gruppo. La riuscita del film sta proprio in questa gestione, la stessa di cui il regista dà prova per riuscire a mantenere la rotta di questa toccante storia di addomesticamento verso la redenzione.

(Tradotto dal francese)

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