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Neuland, il resoconto sincero di un’avventura straordinaria

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- Il film di diploma della promettente Anna Thommen continua a brillare portandosi a casa un altro premio importante, il SOS-Documentarfilmpreis del DOK.fest di Monaco

Neuland, il resoconto sincero di un’avventura straordinaria

Dopo essersi già distinto in patria e all’estero – è stato fra l’altro in competizione alle prestigiose Giornate di Soletta e si è portato a casa, nel 2013, il First Step Award della BerlinaleNeuland [+leggi anche:
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si impone ancora una volta al DOK.fest di Monaco. La giuria ha riconosciuto l’universalità di un tema, quello dell’integrazione in Europa, che supera i confini elvetici per posizionarsi nel cuore di ogni paese d’accoglienza. Un tema di assoluta attualità che porta con sé un pesante bagaglio di emozioni, di contraddizioni e di infinite domande ancora senza risposta. Senza mai cadere in un facile sentimentalismo Neuland riesce a infondere coraggio e speranza, ci permette di confrontarci con i nostri stessi preconcetti (espressi o repressi) attraverso un’immersione completa in un universo che spesso non osserviamo che da lontano. 

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Il signor Zigg, professore di una delle tante classi basilesi d’integrazione, diventa il perno attorno al quale gravitano tanti giovani in bilico fra una vita che hanno dovuto, spesso loro malgrado, lasciare, e un futuro incerto e spaventoso in un territorio che all’inizio non sembra certo amico. Durante due anni il professor Zigg cerca di aiutare questi ragazzi, che vengono da tutto il mondo, nel loro passaggio da una realtà all’altra, nel loro percorso d’integrazione in una cultura completamente estranea. Il suo ruolo è quello di spiegare come funziona la Svizzera (impresa sicuramente titanica!), e lo fa in modo intelligentissimo, cosciente della difficoltà di adeguarsi a delle regole che spesso sono vissute con un grande sentimento di frustrazione. Il professore basilese guarda la realtà dritta negli occhi; con lucidità e sensibilità fa i conti con i preconcetti che inevitabilmente lo circondano, sgomita con tutte le sue forze affinché i suoi ragazzi trovino uno spiraglio di speranza. In un costante andirivieni fra rigetto, voglia di fuggire e presa di coscienza delle possibilità che un futuro in Svizzera gli riserva, i ragazzi del signor Zigg lottano contro i propri traumi, cercano come meglio possono di farsi spazio nella nuova società che li accoglie. Un cammino duro e difficile che il professor Zigg sperimenta quotidianamente, un fardello auto imposto che diventa ricchezza condivisa. La conoscenza, l’ascolto, la condivisione, queste sono le parole d’ordine per abbattere le frontiere che ci allontanano dall’”altro”.

L’incontro fra Anna Thomen e il professore basilese non è stato fortuito. Prima di lavorare su Neuland la regista svizzera ha avuto la prossibilità di “studiare” durante tre lunghi anni il signor Zigg nell’ambito di un progetto pedagogico sui media (Medienpädägogischen Filmprojekt). Questa familiarità, quest’intimità, è palpabile nel film che, come dice la stessa regista, è stato fin dall’inizio una sorta di evidenza. Neuland non è “soltanto” il resoconto di due anni di lavoro ma è anche e principalmente il confrontarsi di Anna Thommen con i propri pregiudizi. Come osservare questi ragazzi dai destini tanto diversi? Come riuscire a raccontare le loro storie, a restituire il loro vissuto, così complesso, così lontano? Neuland affronta con grande sincerità queste domande alla ricerca non solo delle chiavi di lettura per comprendere questi ragazzi ma anche e soprattutto per riuscire a capire noi stessi, per affrontare le nostre paure. Con grande sensibilità e intelligenza Anna Thommen riesce nell’impresa straordinaria di avvicinarci all’”altro”. Attraverso le avventure di Nazielije, Eshanullah e Hamidullah Neuland ci parla del destino di tutti gli immigrati, e lo fa in modo talmente accattivante e sincero allo stesso tampo da renderlo godibile dall’inizio alla fine. Una vero “tour de force”.

Neuland è venduto nel mondo da Rise and Shine.

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