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Broken Hill Blues: un mondo che rischia di crollare

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- Nella città più a Nord della Svezia, un gruppo di adolescenti lascia poco a poco il mondo dell’infanzia, al ritmo degli scricchiolii tellurici di una miniera di ferro

Broken Hill Blues: un mondo che rischia di crollare

Kiruna, la città più settentrionale della Svezia. Al ritmo degli angoscianti scricchiolii della miniera di ferro che giace sotto i piedi dei suoi abitanti, le stagioni scorrono, la notte infinita dell’inverno lascia il posto al giorno senza fine dell’estate. E’ un anno cruciale per un gruppo di adolescenti che si apprestano a lasciare il mondo dell’infanzia. Tra le loro storie d’amore poetiche o controverse, e l’inquietudine riguardo al loro futuro professionale, ognuno segue il proprio cammino, cercando – o meno – di evitare i sentieri battuti. Bisogna ripetere gli schemi familiari anche quando si sono rivelati fatali? O bisogna andarsene quando il terreno crolla letteralmente sotto i piedi? Ma per andare dove? Il paradosso è al centro della vita quotidiana di questa cittadina mineraria. La stessa miniera che fa vivere la città, la distrugge poco a poco. Come una bestia selvaggia, ferita e minacciosa, la miniera ringhia e trema, facendo tremare con sé tutta la comunità. La terra si rivolta, sembra voler riaffermare i propri diritti. Se è permesso sognare (i sogni non costano niente, come sottolinea uno dei personaggi), gli adolescenti di Kiruna faticano a uscir fuori dalle proprie miniere personali. Mentre un mondo nuovo, da ricostruire, si offre a loro, sembrano magneticamente attaccati al loro territorio.

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Sofia Norlin firma con questa opera prima una cronaca malinconica sulla possibilità di intravedere un futuro in un mondo che muore. La narrazione avanza per piccoli tocchi, ritmati e inframezzati da inquadrature mozzafiato, al suono di una musica d’atmosfera, tutta soffi e dissonanze. La maggior parte dei dialoghi quasi si limita alla miniera, che brontola durante tutto il film, e allo speaker della radio che annuncia le esplosioni programmate a intervalli regolari. Attraverso una successione di piccole scenette o grandi epopee naturaliste, Norlin ritrae un mondo minacciato di estinzione, e che deve ancora trovare i mezzi per la sua sopravvivenza. Mano a mano che il film avanza, un gruppo di bambini si immerge nella natura, attraversando campi di felci, circondando una casa abbandonata dove la natura ha ripreso il sopravvento. I bambini si interrogano su che cosa diventerà la città quando loro non ci saranno più, riecheggiando una domanda fondamentale dell’infanzia: il mondo esiste se non ne facciamo l’esperienza? Dinanzi a questo interrogativo, la terra riafferma la sua autonomia, tremando, brontolando, distruggendo gradualmente quello che l’uomo ha costruito. Broken Hill Blues [+leggi anche:
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, ode a una natura magnificata e impietosa, è un’opera contemplativa, minimalista ed esigente, che richiede una certa attenzione da parte dello spettatore che non viene condotto per mano da un racconto personale o da una qualche peripezia. Ma questa attenzione e questo sforzo sono ricompensati dal piacere estetico offerto dall’opera, e dal suo lirismo naturalista. Non a caso, Broken Hill Blues ha ricevuto il Guldbagge (gli Oscar svedesi) della migliore fotografia, per il lavoro di Petrus Sjövik.

Il film è prodotto da DFM AB, con il sostegno dello Swedish Film Institute, del programma MEDIA e della televisione svedese, ed è venduto nel mondo da The Yellow Affair.

(Tradotto dal francese)

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