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Du goudron et des plumes: "Tutti possono sbagliarsi"

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- Pascal Rabaté firma una delicata commedia agrodolce nel cuore di una Francia di provincia in crisi. Una favola toccante guidata dall’ottimo Sami Bouajila

Du goudron et des plumes: "Tutti possono sbagliarsi"

Creare il proprio stile all’interno del genere già ben codificato della commedia è tutt’altro che facile, soprattutto quando non si cerca di evidenziare gli effetti. Venuto dall’universo del fumetto, Pascal Rabaté, che ha presentato Du goudron et des plumes (Patchwork Family) [+leggi anche:
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ieri in competizione al 49mo Festival di Karlovy Vary, riesce a esprimere questa voce personale volgendo uno sguardo affettuoso su personaggi semplici alle prese con le scelte esistenziali della vita quotidiana: accettare di aprirsi agli altri, essere onesti o meno, amare ed essere amati, integrarsi in una comunità, ecc. Un approccio psicologico delicato accompagnato da una messa in scena che rinuncia al realismo per scivolare dolcemente nella favola, senza pertanto virare alla caricatura né rinunciare a inserirvi alcuni elementi di riflessione sul contesto sociale e la vita moderna in una piccola città di provincia francese.

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Siamo a Montauban, ai giorni nostri, inizio estate. Christian (l’ottimo Sami Bouajila), quarantenne divorziato, lavora come rivelatore e sterminatore di termiti, e non si ferma davanti a niente (abuso di fiducia e vendita forzata) per ingannare i proprietari delle case che ispeziona. La sua vita affettiva rispecchia questo suo cinismo, tranne che con Vanessa, sua figlia adolescente che adora e di cui ha l’affidamento condiviso. E’ proprio grazie a lei e ai suoi allenamenti da majorette che incontra Christine (Isabelle Carré), estetista, madre single e incinta di un secondo figlio. Ed è sempre per far piacere a Vanessa che accetta di entrare nella squadra cittadina e prepararsi al Triathlon dell’estate, una prova televisiva che oppone diverse città verso la qualificazione per la grande finale. Due eventi che sconvolgeranno la sua vita solitaria ed egoista. Ma l’ombra degli inganni del passato aleggia su questi nuovi orizzonti… 

Dipingendo con esattezza la Francia delle classi popolari con le sue palestre che riuniscono genitori e figli e le sue aree suburbane dove ognuno controlla l’ora in cui il vicino di casa porta fuori la spazzatura, Pascal Rabaté e il suo co-sceneggiatore Antoine Pinson giocano con i piccoli difetti umani di questo mondo di "loosers" per far sorridere lo spettatore, fino a farli diventare interessanti, persino commoventi. Nessun idealismo, tuttavia, in questo racconto di redenzione in cui ciascuno tenta di riconnettersi con la sua famiglia o una famiglia surrogata (la squadra, il vicinato, la città). E se il clima sociale generale ha un profumo di depressione ("che miseria! Chiudono le fabbriche, le scuole, gli ospedali"), Du goudron et des plumes evita accuratamente il sentimentalismo distillando gradite frecciate burlesche e camuffando la serietà del suo proposito sotto un veste visiva leggermente irreale, grazie a un bellissimo lavoro sui colori.

Con il suo terzo lungometraggio dopo Les petits ruisseaux [+leggi anche:
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(premio del miglior regista a Karlovy Vary nel 2011), Pascal Rabaté conferma il suo posto originale nel cinema francese, continuando a far risuonare la sua piccola musica e a scavare il suo solco artigianale sulla scia di Pierre Etaix e del finlandese Aki Kaurismäki. Prodotto da Loin derrière l’Oural con i tedeschi di Belle Epoque Film, Du goudron et des plumes, che è venduto nel mondo da Films Boutique, sarà distribuito mercoledì 9 luglio nelle sale francesi da Ad Vitam

(Tradotto dal francese)

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