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Susanne Bier regala al Zurich Film Festival una ricchissima masterclass

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- Susanne Bier indossa quest’anno, durante lo Zurich Film Festival, un doppio ruolo: quello di presidente della giuria e di conferenziera. Due mansioni che svolge perfettamente

Susanne Bier regala al Zurich Film Festival una ricchissima masterclass
Susanne Bier

La regista danese Susanne Bier, creatrice di film internazionamente acclamati come After the Wedding [+leggi anche:
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intervista: Sisse Graum Jørgensen
intervista: Susanne Bier
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, Things we lost in the Fire
o ancora In a Better World [+leggi anche:
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è uno di quei personaggi che sembrano capaci di sentirsi a proprio agio in ogni contesto: dai film a small budget alla frenesia delle super produzioni statunitensi. Il suo segreto è probabilmente, come ce l’ha dimostrato durante la masterclass che ha tenuto a Zurigo, l’(auto)ironia, e la capacità di saper sognare restando però sempre con i piedi per terra.

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Per il suo decimo anniversario lo Zurich Film Festival ha viziato i suoi spettatori proponendogli una serie di masterclasses (ZFF Masters) tanto diverse quanto interessanti. Ad accompagnare Susanne Bier ci sono stati il documentarista americano Frederick Wiseman, il musicista Hans Zimmer, il direttore della fotografia tedesco Michael Ballhaus e l’enigmatico regista austriaco Ulrich Seidl. 

Durante un’ora Susanne Bier ha trattato i soggetti più diversi: dal suo rapporto con il cinema danese alla sua capacità di lavorare anche negli Stati Uniti, dalla schizofenia di una vita d’artista (definizione per lei troppo “pretenziosa”, al limite dello snob) al bisogno di ritrovare costantemente le sue radici, la sua famiglia. La regista di After the Wedding sembra non aver perso nulla della freschezza e della spontaneità che l’ha sempre accompagnata. Come lei stessa sottolinea, fare un film la emoziona e la spaventa ancora come agli inzi della sua carriera. Il coraggio di “mettersi in gioco”, questo è ciò che rende il mestiere di regista unico. Senza questa sincerità e questa passione nessun film potrebbe (o dovrebbe) vedere la luce.

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