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Manoel de Oliveira: quattro corti per celebrare una lunga vita

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- Il Porto/Post/Doc celebra i 106 anni del regista proiettando quattro dei suoi corti, tra cui il suo primo lavoro, Douro, Faina Fluvial, e l’ultimo, O Velho do Restelo

Manoel de Oliveira: quattro corti per celebrare una lunga vita
Il cineasta e sua moglie alla proiezione di Manoel de Oliveira - 4 Filmes al Teatro Rivoli, a Oporto

Manoel de Oliveira ha compiuto ieri 106 anni e al Porto/Post/Doc la data non è passata inosservata. La manifestazione creata di recente (leggi la news) ha proiettato in un’unica sessione quattro cortometraggi del cineasta. La raccolta, intitolata Manoel de Oliveira - 4 Filmes, esce questa settimana anche nel circuito commerciale, distribuita da Midas Filmes. Oliveira, presente al Teatro Rivoli, non ha preso la parola, ma ha ascoltato i discorsi pronunciati in suo onore, prima che tutta la platea gli augurasse all’unisono un buon compleanno.

Il primo dei cortometraggi, Douro, Faina Fluvial (1931), uscì quando Oliveira aveva 23 anni. Impressionante miscuglio di finzione e documentario, con inquadrature vertiginose e un montaggio che restano moderni ancora oggi, il film è incentrato sugli abitanti del quartiere di Ribeira, dove sfocia il fiume Douro, e sembra un preludio timido a quello che sarà il neorealismo italiano.

O Pintor e a Cidade
(1956) è il primo film di Oliveira a colori. Il regista filmò il pittore António Cruz per diversi giorni mentre lavorava nelle strade di Oporto. Quello che segue è un confronto estetico tra lo sguardo del pittore, con le sue gradazioni di colore, e lo sguardo del  cineasta, con le sue inquadrature-cartoline della città.

Painéis de São Vicente de Fora, Visão Poética (2010) fa invece parlare alcune delle figure rappresentate nel famoso quadro di Nuno Gonçalves su questioni spinose come la pace e la globalizzazione. Il suo discorso riflessivo, pieno di riferimenti storici, si avvicina già a quello che troveremo nella sua ultima pellicola.

Presentato quest’anno a Venezia, O Velho do Restelo mette tre autori (Luis de Camões, Camilo de Castelo Branco e Teixeira de Pascoaes) e un personaggio (Don Chisciotte) su una panchina, a dissertare sull’eredità delle loro opere e sul loro riflesso nella storia del Portogallo. Senza essere un “film testamento”, questa pellicola sintetizza sicuramente le linee guida dell’opera del regista negli ultimi decenni.

Su Oliveira è stato già detto molto, ma forse il più audace ed eloquente degli elogi è venuto da un altro cineasta, João César Monteiro, citato ieri nel discorso del direttore del Porto/Post/Doc: in Portogallo c’è un regista troppo grande per le dimensioni del paese, per questo ci sono due soluzioni, o si allarga il paese o si restringe il regista. Auguri, Manoel de Oliveira!

(Tradotto dallo spagnolo)

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