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Second Coming: un atto di classe

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- Uno sguardo nuovo alla Gran Bretagna negli ambienti domestici e lavorativi, e nel verde delle valli inglesi, con nuances religiose Caraibiche

Second Coming: un atto di classe
Kai Francis-Lewis e Nadine Marshall in Second Coming

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, che fa parte della sezione Bright Future del 44° International Film Festival Rotterdam, vede Debbie Tucker Green continuare la sua collaborazione con Hillbilly Films. Insieme, continuano con impegno a migliorare la rappresentazione delle persone di colore. Aumentare soltanto il numero di neri sullo schermo, tuttavia, sarebbe inutile. Invece, la Green fa due ottime mosse.

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Toglie la cultura black dallo sfondo e dagli stereotipi. In Second Coming, i personaggi neri sono centrali, e sono ben lontani dai cliché della strada. La musica è perlopiù quella di artisti britannici neri; una canzone annuncia: "Non c’è niente di crudo qui." Che riassume bene il film della Green.

Dà anche uno spazio magistralmente naturale ai suoi attori, che la ricompensano con performance stellari (tra cui un’interpretazione forte ma chiassosamente giocosa di Idris Elba, un uomo dal fascino tale da poter impersonare Bond). Il risultato è piacevolmente verosimile: una famiglia nera di ceto medio che conduce una vita normalmente complessa. Sono parecchio instabili, e dimostrano quanto i personaggi non-bianchi possano essere altrettanto universali.

Second Coming è splendidamente influenzato dalla cultura anglo-caraibica su cui è incentrato. La Green porta sapientemente la classe media nera britannica sul grande schermo. I dialoghi hanno i suoni e la sintassi del dialetto ellittico Caraibico, e anche la trama esalta elementi di questa cultura.

La storia parla della Seconda Venuta (o la reincarnazione di Gesù). E quasi fosse l’avverarsi degli insegnamenti di Malcolm X, il Figlio di Dio è nero questa volta. La Green aggiunge un tocco intelligente alla cultura spesso devota che descrive. Come la critica Tracy Butts, la Green esplora l'importanza delle figure materne, centrali nella cultura black. Segue le gesta di una madre (letteralmente divinizzata), Jacqui (o "Jax"), con la sua vita dolceamara, e rappresenta le sue pressioni emotive con una visione ricorrente: una pioggia biblica cade su Jax, che scappa a chiudersi in bagno mentre il sangue scorre dal suo naso.

Anche Jax è venerata, però. Riprendendo il movimento anni ’60 "nero è bello", la relativamente sconosciuta (ma ex collaboratrice della Green) Nadine Marshall riempie lo schermo con la sua eccezionale bellezza naturale. In quanto madre di questa nuova Natività, ha una fecondità mozzafiato. Il suo ruolo centrale nella storia evidenzia anche l’ammirevole intento femminista della Green. Nessuna scena di Second Coming contiene violenza contro il corpo femminile (cosa che sembra ritualmente prolifico altrove).

Jacqui è solo una madre (divinizzata). La famiglia è solo una famiglia. Il film è solo un dramma di alto livello, e non è banale. Questo è il punto: Second Coming è un dramma eccezionale sulla vita di una normale madre di colore. Non è eccezionale perché è nera. La Green compie quindi un passo importante per il suo posto e la sua missione nel mondo del cinema.

(Tradotto dall'inglese)

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