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Los héroes del mal: e ora parliamo di Aritz

di 

- Zoe Berriatúa debutta con coraggio nella regia mostrando, in un dramma di formazione senza concessioni, cosa può portare un adolescente a cedere alla violenza

Los héroes del mal: e ora parliamo di Aritz
Jorge Clemente, Beatriz Medina ed Emilio Palacios, in Los héroes del mal

Poche ore prima che un ragazzino di 13 anni irrompesse in una scuola di Barcellona, uccidesse un professore e ferisse altre quattro persone, un film presentato in concorso al 18° Festival del cinema spagnolo di Malaga ci avvertiva che barbarie del genere possono accadere non lontano da casa nostra. Los héroes del mal [+leggi anche:
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, primo film dell’attore, autore di cortometraggi e fumetti – come Monstruos del subconsciente colectivoZoe Berriatúa (leggi l’intervista) indaga i motivi per cui un giovane in cerca della sua definizione e del suo posto nel mondo possa perdersi fino a limiti insospettabili... e incontrollabilli.

Con protagonisti Jorge Clemente (nel complesso ruolo di Aritz), Beatriz Medina e Emilio Palacios, su sceneggiatura dello stesso Berriatúa e con la produzione di Nadie es Perfecto PC, Pokeepsie Films (di Alex de la Iglesia) e La Bestia Produce PC, Los héroes del mal comincia con l’arrivo in aula, il primo giorno di scuola, momento in cui vengono assegnati i ruoli che ciascuno ricoprirà per il resto dell’anno: il leader, lo scemo, l’emarginato, la bella, ecc. Tre di loro sembrano essere il bersaglio dello scherno generale, a meno che non riescano a liberarsi della nomea di “strani”… trasferendola ad altri. E’ così che entrano in una spirale che sembra divertente, come un gioco infantile, ma che sfuggirà loro dalle mani…

Per mostrare questo processo, Los héroes del mal si divide in due parti con due toni distinti. La prima, che non nasconde l’influenza di Jules e Jim, è leggera, gradevole e quasi felice: ritrae la conoscenza, i segreti, le complicità, l’affetto infinito e i rifugi. Berriatúa accentuerà nel corso di tutto il film questa intensità quasi “wagneriana” propria di quell’età con una colonna sonora che include brani di Sibelius, Britten, Telemann, Prokofiev, Vivaldi e Khatchaturian, fra gli altri. La seconda parte, quando i giochi assumono serietà e pericolosità, comincia a pungere la nostra coscienza e spinge lo spettatore a interrogarsi sulla sua moralità. Berriatúa devia coraggiosamente la narrazione verso la gravità per rivelarci, senza trucchi, come un  ragazzo possa arrivare a perdersi in modo fatale, senza che ce ne rendiamo conto. 

Ovviamente, a stare peggio nel guardare questo film saranno i genitori di ragazzi nella conflittuale età ritratta nel film: una professoressa è l’unico adulto a comparire in una pellicola che ci introduce dritti nell’universo adolescente, in cui i genitori a malapena esistono, sono estranei e alieni a ciò che sentono, soffrono e a ciò che disturba i ragazzi. Ma anche chi non ha figli può identificarsi con ciò che racconta questo film: tutti siamo passati per situazioni simili, ci siamo sentiti strani, confusi, diversi, emarginati e con la voglia di lasciarci andare a impulsi torbidi. Berriatúa ce lo fa rivivere e ci avverte di come siano indifesi e sensibili al lato oscuro coloro che soffrono la difficile transizione verso l’età adulta. E fa male. 

(Tradotto dallo spagnolo)

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