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SARAJEVO 2015 Concorso

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Our Everyday Life è fedele al suo titolo

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- L'unico film bosniaco in concorso a Sarajevo porta un'altra regista donna sulla scena

Our Everyday Life è fedele al suo titolo

L'unico film bosniaco nella competizione lungometraggi di quest'anno al Sarajevo Film Festival, Our Everyday Life [+leggi anche:
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, ha portato un altro nome registico femminile sulla scena. L'opera prima dell'autrice-regista Ines Tanović, che ha da poco preso parte al film collettivo Some Other Stories [+leggi anche:
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e a diversi documentari incentrati sulla guerra in Bosnia (in particolare A Day on the Drina, che ha vinto il concorso regionale di ZagrebDox nel 2012), è una storia completamente diversa. Non affronta direttamente la guerra, anche se è quasi impossibile fare un film bosniaco del tutto scollegato dalla guerra - le sue conseguenze ancora oggi permeano ogni aspetto della vita.

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Our Everyday Life racconta la storia di una famiglia di classe media di Sarajevo. Saša (l'attore serbo Uliks Fehmiu, meglio conosciuto per Redemption Street [+leggi anche:
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) è un uomo sulla quarantina, tornato a vivere con i genitori dopo il divorzio con la croata Nina (Nina Violić). Suo padre, Muhamed (Emir Hadžihafizbegović), è l'amministratore delegato di una società in fase di privatizzazione, e il giovane e ambizioso Damir (Goran Bogdan) vuole sbarazzarsi di lui poiché lo vede come una reliquia del passato, facendo così spazio all'impellente e spietato capitalismo liberale.

La madre di Saša, Marija (Jasna Ornela Bery), è una casalinga che all'inizio del film scopre un nodulo al seno. I suoi sospetti vengono ben presto confermati quando le viene diagnosticato un cancro. Sua figlia, Senada (Vedrana Seksan), è una motociclista e designer che vive in Slovenia con il suo fidanzato, ed è incinta.

Nessuno in famiglia sta poi così male psicologicamente; anche la malattia di Marija è presentata come solo una parte della vita, non la tragedia che Muhamed e Saša inizialmente percepiscono che sia. Ma in ogni caso, nessuno è davvero felice. Saša lotta per trovare lavoro, Muhamed è amareggiato a causa del suo lavoro e se la prende con la moglie e il figlio, e a Senada manca molto la sua famiglia nonostante il suo "stato benedetto".

Tutti riescono a trovare conforto nelle cose più piccole. Saša rincontra una vecchia compagna di scuola, e intraprende una relazione romantica. Marija si dedica al lavoro domestico, immergendosi nell'attività completamente inutile di dipingere le pareti come distrazione dalla sua malattia. Muhamed trascorre intere giornate al salone di un amico barbiere, mangiando carne e bevendo rakija nonostante il suo diabete, e si consola col fatto che tra tre anni riceverà in ogni caso la pensione.

Padre e figlio, che sono in cattivi rapporti, poiché Muhamed crede che Saša "non abbia ottenuto nulla nella vita e dia la colpa al suo disturbo post traumatico da stress", si avvicinano grazie al problema di salute di Marija.

Il cast è più che competente, con Fehmiu che ruba completamente la scena. È efficace come figlio disincantato ma affettuoso, e Hadžihafizbegović e la Bery, pilastri del cinema bosniaco, sono solidi come sempre. Il lavoro della macchina da presa del direttore della fotografia più importante della Bosnia, Erol Zubčević, è straordinariamente adatto ad un film girato per lo più in interni, con una composizione perfetta.

È davvero una storia di vita quotidiana, senza tragedie eccessivamente drammatiche o stati d'animo sopra le righe. È un film realistico che ritrae con amore una parte della società bosniaca che non è così spesso rappresentata sul grande schermo, a differenza di film che trattano di povertà e tragedia.

Our Everyday Life è una co-produzione tra Dokument Sarajevo, la croata Spiritus Movens e la slovena Studio Maj.

(Tradotto dall'inglese)

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