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TORINO 2015

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London Road: il serial killer della porta accanto

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- Trasposizione cinematografica dell’omonimo musical del National Theatre, il film di Rufus Norris, presentato al 33° Torino FF, è un ibrido sorprendente basato su un fatto di cronaca reale

London Road: il serial killer della porta accanto
Anita Dobson in London Road

Comincia come un documentario, con persone che si mettono davanti a una telecamera e parlano, ma ben presto si trasforma in un musical, assume toni da thriller e sconfina nel film d’inchiesta. È un ibrido sorprendente, London Road [+leggi anche:
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del regista britannico Rufus Norris, che il pubblico del 33° Torino Film Festival ha potuto scoprire nella sezione Festa Mobile. Tratto dall’omonimo musical prodotto dal National Theatre (due stagioni sold-out), il nuovo film dell’autore di Broken [+leggi anche:
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(miglior film ai British Independent Film Awards 2012) mette in scena un fatto di cronaca realmente accaduto che nel 2006 sconvolse una piccola cittadina del sud-est dell’Inghilterra. Un soggetto che normalmente non si presterebbe a evoluzioni canterine, ma che qui dà impulso a un interessante esperimento cinematografico, poiché le frasi utilizzate nel film, anche nelle parti cantate, sono trascrizioni fedeli delle dichiarazioni rilasciate dai cittadini coinvolti all’epoca nei fatti.

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Siamo nella contea di Suffolk. La tranquilla cittadina di Ipswich finisce su tutti i notiziari dopo l’uccisione di cinque prostitute. Quando le indagini della polizia si concentrano su London Road, gli abitanti entrano nel panico. Sospetti e diffidenza si insinuano in ognuno di loro: il vicino di casa potrebbe essere un serial killer. La strada viene transennata e presidiata, i giornalisti sono fuori la porta, la vita della comunità è stravolta. Il film racconta in modo corale la psicosi collettiva, in un’atmosfera livida. Olivia Colman, Paul Thornley, Anita Dobson, Howard Ward, Kate Fleetwood sono solo alcuni dei membri del composito cast. C’è anche Tom Hardy, nei panni di un tassista che si dice appassionato di serial killer, ma ci tiene ad assicurare: “non sono stato io”. Quando l’assassino verrà preso, gli abitanti di London Road cercheranno di tornare alla normalità e di riportare un po’ di luce alla loro strada.

Colpisce che in un’epoca in cui non si esita a sbattere il mostro in prima pagina, non vediamo mai il volto dell'omicida e di lui sappiamo molto poco: “Non era la sua storia ad interessarmi”, ha spiegato a Torino la sceneggiatrice Alecky Blythe (fu proprio lei, con un registratore, a raccogliere le dichiarazioni degli abitanti di Ipswich che saranno poi utilizzate in sceneggiatura), “mi interessava come la vita di questa comunità fosse sconvolta dal vivere a pochi passi da un serial killer. Steve Wright, l’assassino, era già ampiamente coperto da tutti i media”. Quello sulle musiche è stato un lavoro enorme: “Abbiamo riprodotto le dichiarazioni non solo nel contenuto, ma anche nelle tonalità e nelle esitazioni degli intervistati”, racconta Adam Cork, autore delle musiche, “abbiamo trasformato l’andamento ritmico delle loro voci in melodia, attraverso un meccanismo di ripetizione che le assimila a uno spartito musicale”. Difficile forse da spiegare, un’opera come London Road: un film che va innanzitutto ascoltato.

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