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La macchinazione che portò alla morte di Pasolini

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- Fu uno dei delitti più misteriosi e controversi della storia italiana: David Grieco dirige Massimo Ranieri a quarant’anni dalla morte del poeta e regista

La macchinazione che portò alla morte di Pasolini
Massimo Ranieri in La macchinazione

Il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, si consumò l’assassinio di uno dei maggiori intellettuali del ventesimo secolo. Pier Paolo Pasolini era un uomo scomodo per molti e quel brutale omicidio ha interrogato a lungo le coscienze di chi lo conosceva attraverso la sua opera di poeta, scrittore e regista. E ha fatto nascere nel tempo innumerevoli teorie su un delitto tra i più misteriosi e controversi, che si fatto passare semplicemente per “omicidio a sfondo sessuale”.

David Grieco, giornalista e scrittore, ha al suo attivo due documentari e il film Evilenko, interpretato da Malcolm McDowell, sul serial killer russo chiamato il mostro di Rostov. Anche La macchinazione (P.P.P. Death of the Poet) [+leggi anche:
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 è girato come un thriller, e di mostri abbonda. Quelli che hanno fisicamente massacrato Pasolini, i mandanti di quel delitto, quelli che il delitto lo hanno coperto. 

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Grieco ha conosciuto Pasolini sin da piccolo, con lui ha collaborato e ha scritto diversi film di Sergio Citti, amico e collega di PPP. E’ stato tra i primi ad accorrere sulla scena del delitto con il medico legale Faustino Durante e ha in seguito collaborato con l’avvocato Guido Calvi alla stesura della memoria di parte civile del primo processo per l’omicidio. Il film, in sala dal 24 marzo con Microcinema, segue l’omonimo libro pubblicato l’anno scorso da Grieco per l’editore Rizzoli ed è un tentativo di ricostruire la mostruosa rete di complicità che si nascondeva dietro al delitto. È quasi una premessa al libro, nel quale si offrono prove, testimonianze e documenti del caso giudiziario, mentre il film getta le basi per la teoria della “macchinazione”, come suggerisce il titolo. 

L’ipotesi del film parte da quello che Pasolini stava scrivendo. Il romanzo-inchiesta Petrolio, rimasto incompiuto, aveva tra i suoi protagonisti Eugenio Cefis, burattinaio della finanza italiana, presidente di ENI e Montedison, membro della loggia massonica P2. Per il regista, PPP è stato assassinato da killer della malavita organizzata romana per fare un favore al potere politico ed economico. Protagonista Massimo Ranieri, che veste i panni PPP con qualche forzatura (Pasolini è morto a 53 anni, l’attore-cantante ne ha 65), il film ripercorre le ultime settimane di vita del poeta: sta montando il suo film più scandaloso, Salò o le 120 giornate di Sodoma, incontra il misterioso autore di un libro-denuncia su Cefis che viene pedinato dai servizi segreti, e ha una relazione con un giovane borgataro romano legato alla criminalità, Pino Pelosi. I negativi di Salò vengono misteriosamente rubati, complice Pelosi, e per recuperarli PPP è attirato in una trappola ben pianificata che gli sarà fatale. 

Al di là della tesi sulla “macchinazione”, alla quale si può credere o meno, e dell’esigenza di reclamare la verità dopo 40 anni, il film ha il merito e forse l’intimo proposito di tenere desta la memoria di un grande poeta e intellettuale. Prodotto da Propaganda Italia con Mountflour Films, La macchinazione si avvale della coproduzione della francese To Be Continued e della partecipazione di François-Xavier Demaison (L’esprit d’équipe [+leggi anche:
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) nel ruolo del giornalista francese che intervista Pasolini.

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